Ikea: accuse sul legno proveniente dalla Romania

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Disboscamento illegale
Disboscamento illegale

Un nuovo scontro ha opposto Ikea a Greenpeace e ad altre associazioni ambientaliste. L’accusa, frutto di un’indagine aggiornata, è gravissima: il legno utilizzato per i mobili della multinazionale svedese proverrebbe in parte dalla distruzione delle antiche foreste della Romania, considerate “l’Amazzonia d’Europa”.

Il rapporto di Greenpeace ha evidenziato come alcuni fornitori di Ikea abbiano contribuito in modo determinante alla pressione sulle foreste dei Carpazi. Secondo l’organizzazione, sarebbero state documentate oltre 50 violazioni delle leggi ambientali, con tagli effettuati anche in aree ad alta biodiversità e foreste secolari. L’indagine ha stimato che circa 59 chilometri quadrati di foresta sono a rischio o già degradati in modo irreversibile, identificando la Romania come uno dei punti più critici in Europa per il disboscamento legato alla filiera del legno del colosso svedese.

La difesa di Ikea si è basata sulla certificazione e sulla tracciabilità: l’azienda ha sostenuto che tutto il legno raccolto in Romania è legale e che i suoi fornitori sono contrattualmente obbligati a rispettare le normative locali.

La Romania ospita alcune delle più importanti foreste primigenie del continente, uniche per habitat ed ecosistema. Durante il regime comunista, questi boschi sono stati protetti rigorosamente. Mentre nell’Unione Europea meno del 4% delle aree boschive è rimasto intatto, la Romania ha conservato vaste aree di abeti, faggi e querce secolari. Dopo il 1989, tuttavia, la caduta del regime ha aperto le porte a privatizzazioni selvagge che hanno interessato anche il mercato del legname.

Su questo mercato ricco ha puntato Ikea, la cui produzione di mobili a basso costo dipende da enormi quantità di abeti e faggi. Ogni anno, il fabbisogno dell’azienda è cresciuto di circa due milioni di alberi. Un’inchiesta del settimanale Atlantic, supportata da attivisti locali, ha fatto luce sulla “zona grigia” di questo sistema. L’intera catena, dal taglio alla trasformazione, sarebbe fuori controllo.

Non esisterebbe un tracciamento efficace: gli alberi abbattuti vengono portati in depositi, venduti a segherie e trasformati in cippato o truciolato. Ikea interverrebbe solo a questo punto, acquistando il materiale semilavorato e apponendo il proprio marchio.

Secondo le associazioni ambientaliste, questo meccanismo permette di mascherare l’origine della materia prima, stimando che fino alla metà del legname estratto in Romania sia illegale. Tale affermazione contrasta nettamente con l’immagine di azienda sostenibile che Ikea promuove, basata su certificazioni che, secondo gli attivisti, non rifletterebbero la reale devastazione ambientale in atto nelle foreste rumene.

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