Il modello da seguire

Sembrava una storia come tante, di quelle che per anni hanno rubato spazio in qualche colonnina di giornale prima che l’impaginazione web di fatto la rendesse ugualmente importante e dibattuta di guerre, retroscena politici e campionato di calcio: è quella di Carlotta Rossignoli, meritevole di paginate su paginate perché già laureata in medicina a 23 anni e che nel tempo libero fa anche la modella e influencer (e presentatrice in una trasmissione sportiva su una rete locale). Rossignoli, che come tante sue coetanee ammicca con pose da diva sul suo profilo Instagram in virtù di uno stacco di gambe davvero impressionante, racimola 30mila follower (non pochi, ma nemmeno lontanamente gli 80 milioni di Khaby Lame per intenderci) usando la strategia della vita scintillante e al top: lifestyle da vip, accessori costosi, viaggi importanti, abiti spesso succinti o assenti.
Ma non siamo qui certo per bacchettare, sia chiaro. Rossignoli può fare quel che le pare, anche insistere su uno storytelling premiante per la sua visibilità. Uno storytelling in cui una fresca laureata in medicina – sono in molti tra i reeler a farglielo notare su TikTok – sostiene che “dormire non è importante” (ogni paziente sogna del resto che il suo cardiochirurgo prima di operarlo a cuore aperto abbia passato un’intera notte in bianco). O che le relazioni sentimentali siano “una perdita di tempo”. Tempo che, nonostante l’impegno, sembra a Rossignoli non essere mancato per condurre quella vita stellata che esibisce con orgoglio tra rovine messicane fotografate in tenuta da ginnastica, gonne che si scoprono birbantelle sulla Barceloneta, lunghe ospitate in TV, ritagli di giornale che parlano di lei (parrebbe attenzionata già dal liceo: una predestinata praticamente) e SPA e vasche da bagno affrontate senza pezzo di sopra. Che le sono valse – riteniamo – buona parte del suo seguito Instagram dove non condivide granché in termini di contenuti divulgativi né tantomeno l’infotainment tanto di moda oggi. No, non entriamo in questa questo strano storytelling anche perché chi siamo noi per cavalcare l’ennesima, inutile polemica. La storia però una serie di questioni le apre e qualche domanda la fa fare, anche a una utenza sempre meno avvezza a farsi raccontare da talune testate giornalistiche quali modelli siano da seguire. Carlotta Rossignoli per buona parte del popolo della Rete (così mal chiamato) modello non lo è, e lo affermano. Voglio invece soffermarmi su un mondo dell’informazione a due trazioni opposte: da un lato l’elogio del merito e quel “oltre alle gambe c’è di più” ancora recente dopo 20 anni, dall’altro la bellezza che travalica questo tanto sbandierato merito. E con colpa.
Quante volte abbiamo sentito parlare di un modello di linguaggio e di scrittura – ma finanche di pensiero – sbagliato quando parliamo di donne? Quante volte ci siamo persi in diatribe (inutili o meno) su sfumature lessicali o costruzioni sbagliate già alla base? Quante volte abbiamo letto indignate (e a ragione) lettrici che sono stufe che a parità di posizione le donne vengono chiamate per nome o si evidenzia il loro essere mamma a differenza di quanto accadrebbe a un uomo?
La questione Rossignoli si inquadra esattamente allo stesso modo: perché una 23enne in regola con gli esami è meritevole di attenzione in quanto modella e “influencer”? Perché Gennaro o Concetta o un altro qualsiasi 23enne in regola con gli esami ma che lavora in una catena di fast food per mantenersi gli studi (perché non ha avuto gli stessi mezzi – diciamo anche questo), non merita la stessa attenzione? Lo sentite anche voi, da lontano, questo prurito? È lo stesso prurito che mi provocò la bravissima Zeudi Di Palma, miss Italia di Scampia, quando lo storytelling del titolo ad ogni costo la impose come “riscatto di Scampia”. Mi sono sempre chiesto, con estrema umiltà, quanto una reginetta di bellezza – per quanto brava e con un punto di partenza complesso ma pur sempre vincitrice di un concorso di bellezza – potesse rappresentare il riscatto di un territorio come quello dell’area nord che ha bisogno certo di bellezza, ma anche di opportunità, lotta e soprattutto di uno Stato virtuoso e presente. Sicuramente, non di banalizzazioni. Ebbene, dopo qualche mese Di Palma l’ho rivista su un 6×3 come testimonial di una marca di intimo ed è quindi lì che ho capito che il riscatto di Scampia, stando a come lo abbiamo descritto noi giornalisti, riguarda (anche e soprattutto) lo stare in mutande.

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