Il padre di Annalisa Durante: “C’è ancora speranza”

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Giovanni Durante
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“Le parole che ha detto il cardinale mi hanno consolato. Una volta ho parlato con lui proprio di questo. La cultura salva le anime. Io ti do un libro e tu mi dai una pistola. La cultura può salvare i nostri ragazzi. Lo ha detto anche oggi al Duomo: prendete un libro e posate le armi. E’ quello che dico da decenni”. A parlare è il padre di Annalisa Durante, uccisa a 14 anni per errore dalla camorra a Forcella nel 2004.

La cultura è la strada giusta

Giovanni Durante da quel giorno non si dà pace. Cosa può fare Napoli per salvarsi? Lui le ha provate tutte. E ha trasformato il proprio dolore in impegno civile fondando a Forcella uno spazio culturale e una biblioteca popolare per sottrarre i giovani alla strada e alla criminalità. Ma la violenza non si ferma. Ogni giorno la città è un campo di battaglia. C’è ancora speranza? “Ho visto che il cardinale Domenico Battaglia era emozionato e piangeva durante il discorso al Duomo.
Conduce una vera battaglia per la nostra città, proprio come il nome che porta. Mi sono commosso e ho pianto anche io, quando l’ho visto con quei foglietti in mano. Mi sono sentito dentro un male tremendo. Un vuoto. Ho pensato qui ognuno fa la sua parte per la città. E non siamo ancora riusciti a risollevarla. La speranza c’è sempre”. E dopo una lunga pausa: “Guarda, ora sto passeggiando a Forcella, dove anni fa non c’era nulla. I vicoli la sera erano deserti. Adesso ci sono migliaia di turisti, che passeggiano anche di notte. Qualcosa è stato fatto. Qualcosa è cambiato. Ma non basta. Dobbiamo spogliare i nostri ragazzi dalle pistole e dai coltelli.
Dobbiamo dare loro la possibilità di cambiare, per scegliere la strada giusta. Lo possiamo fare con la cultura, togliendoli dalla strada”.

La lotta per salvare i ragazzi

Giovanni Durante da ventidue anni lotta per questi ragazzi e salvare persone dalla strada. Trasformando un dolore devastante in un’inesauribile risorsa di riscatto, ha scelto di non arrendersi alla disperazione per la perdita della figlia, convertendo la propria ferita in un faro di speranza per le nuove generazioni. Dopo anni segnati da un profondo isolamento, immerso in una sofferenza che sembrava insuperabile e in continui interrogativi sul senso di una simile tragedia, ha trovato dentro di sé la forza di reagire e di intraprendere un nuovo cammino. Con determinazione e superando ostacoli burocratici ed emotivi, è riuscito a strappare al degrado l’ex Supercinema di piazza Forcella, convertendo un luogo abbandonato nel ‘Centro delle Opportunità’. Questa struttura rappresenta oggi un presidio sociale e culturale fondamentale, dove i giovani del quartiere e di tutta la città possono trovare un’alternativa concreta alla strada, ispirando quotidianamente studenti e cittadinanza sul valore della legalità e della memoria attiva.

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