Indagini sul clan Zagaria, minacce e inseguimenti nella guerra per la gestione delle onoranze funebri

125
Da sinistra Costantino Garofalo, Raffaele Nobis, Aldo Nobis, Gianluca Piccolo
Da sinistra Costantino Garofalo, Raffaele Nobis, Aldo Nobis, Gianluca Piccolo

C’è un settore che, piaccia o no, prima o poi entra nella vita di tutti: quello delle pompe funebri. Un’attività legata al momento più doloroso per le famiglie ma, proprio per la sua natura inevitabile, anche un business stabile. Un comparto che negli anni è finito più volte sotto la lente delle procure antimafia. Indagini e processi hanno già raccontato l’interesse dei clan per le onoranze funebri.

Ora un nuovo capitolo emerge dall’inchiesta della Dda di Napoli sul gruppo che, secondo gli investigatori, sarebbe stato guidato da Costantino Garofalo, ritenuto legato alla galassia Zagaria. Tra le contestazioni compare anche quella relativa al settore funerario. L’accusa, ancora da verificare nelle successive fasi del procedimento, riguarda Raffaele Nobis, Costantino Garofalo, Antonio Garofalo ed Ernesto Corvino, chiamati in causa per un’ipotesi di illecita concorrenza aggravata dal metodo e dalla finalità mafiosa.

Secondo la ricostruzione accusatoria, gli indagati avrebbero operato nell’ambito delle attività esercitate dall’impresa di onoranze funebri ‘Ital Funeral Associated srl’, con sede ad Aversa, in via Roma, avvalendosi della forza intimidatrice tipica del metodo mafioso.

L’obiettivo, per gli inquirenti, sarebbe stato condizionare il mercato dei funerali tra Casapesenna e i comuni limitrofi. Negli atti viene ricostruito anche il rapporto con l’impresa. Costantino Garofalo sarebbe stato dipendente della società dal settembre 2022 al maggio 2024, continuando poi, secondo l’accusa, a operare come referente a Casapesenna. Ernesto Corvino, già condannato in primo grado per mafia, sarebbe stato invece dipendente dal 2012 fino al maggio 2024 e avrebbe continuato successivamente a muoversi come referente ad Aversa. È in questo quadro che la Dda colloca una serie di episodi ritenuti indicativi di pressioni e minacce ai danni di imprese concorrenti.

Uno dei casi centrali riguarda il funerale di una persona deceduta a Caserta il 29 gennaio 2024. L’incarico, stando agli atti, era stato affidato dai familiari del defunto a un’impresa funeraria di Villa Literno riconducibile alla famiglia Pagano. È proprio su quel servizio che sarebbero scattate le pressioni.

La procura ricostruisce una dinamica precisa. Costantino Garofalo, alla guida della sua auto e in contatto telefonico con Ernesto Corvino, avrebbe inseguito in strada N.P., estraneo all’inchiesta, mentre era a bordo dell’autocarro aziendale, costringendolo a fermarsi. L’uomo sarebbe stato poi minacciato affinché la ditta rinunciasse all’organizzazione delle esequie. Le intimidazioni sarebbero proseguite nei confronti del padre, A.P., anche lui estraneo all’indagine, fino a indurre l’azienda di Villa Literno a cedere il servizio alla ‘Ital Funeral Associated srl’.

Il subentro, secondo gli inquirenti, sarebbe avvenuto utilizzando anche quanto era già stato predisposto dalla ditta Pagano: paramenti funebri, addobbi per la camera ardente e avvisi di lutto. Alla società sarebbero stati consegnati pure i documenti relativi al defunto e il denaro che la famiglia aveva versato all’impresa liternese in forza dell’incarico originario. Per la procura, dunque, non si sarebbe trattato di una semplice contesa commerciale, ma di un’azione intimidatoria finalizzata a sottrarre il funerale a un concorrente.

Un altro passaggio dell’inchiesta riguarda Raffaele Nobis. Secondo la contestazione, avrebbe agito per garantire all’impresa riferibile ai Garofalo e a Corvino il consolidamento di una posizione dominante a Casapesenna, favorendo l’acquisizione di nuovi clienti. Gli investigatori richiamano il funerale di una donna, attorno al quale sarebbero sorte tensioni con i referenti dell’azienda funebre Favarolo. Questi ultimi, secondo l’accusa, sarebbero stati intimiditi con minacce di gravi lesioni o di morte.

Tra maggio e giugno 2024, sempre secondo la Dda, Garofalo avrebbe minacciato, dopo pedinamenti e appostamenti, referenti di altre ditte funerarie e procacciatori di clienti accusati di avere preso ‘lavori’ a Casapesenna. È il caso del funerale di un cittadino dell’Agro aversano, attorno al quale sarebbero nati contrasti con la Domus Funeraria srl: alcuni referenti dell’azienda sarebbero stati raggiunti da minacce, anche attraverso un appostamento sotto casa.

Per gli inquirenti, gli episodi rientrerebbero in un unico disegno: controllare il mercato dei servizi funebri in un territorio segnato dalla presenza del clan dei Casalesi-fazione Zagaria. Da qui le aggravanti del metodo e dell’agevolazione mafiosa. Secondo l’accusa, le condotte avrebbero evocato la forza intimidatrice del clan e sarebbero servite ad affermarne l’egemonia su Casapesenna e sulle aree confinanti.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome