I metodi di lavoro di Antonio Conte sono da tempo noti per la loro durezza e intensità, un marchio di fabbrica che ha caratterizzato la sua carriera di successo in Italia e all’estero. Nuovi dettagli sulla sua rigida gestione dello spogliatoio sono emersi però dalle parole di Ashley Young, che ha condiviso con l’allenatore un biennio vincente all’Inter.
Intervenuto al podcast “High Performance”, l’ex calciatore del Manchester United ha svelato alcuni retroscena inediti. “C’erano delle volte in cui ci metteva alla prova in modi inaspettati”, ha spiegato Young. Ha poi raccontato di giornate iniziate con una convocazione alle nove del mattino, seguita da una serie di rinvii orchestrati ad arte.
“Ci diceva di fare colazione alle dieci e che l’allenamento sarebbe iniziato alle undici”, ha proseguito il giocatore. “Alle 10:45 eravamo tutti pronti, ma un collaboratore ci informava che il mister non era ancora uscito. Mandavamo il team manager a parlargli e lui tornava dicendo che i piani erano cambiati: pranzo alle dodici, riposo e seduta alle due del pomeriggio”.
Questa strategia generava frustrazione tra i giocatori, che si chiedevano il perché di tante attese. Young ha però chiarito che non si trattava di disorganizzazione, ma di un preciso test psicologico. “Era uno dei suoi modi per mettere alla prova le persone, per vedere se qualcuno avrebbe reagito, se sarebbe andato a bussare alla sua porta per lamentarsi”.
La reazione del gruppo era fondamentale e le conseguenze per chi non superava la prova erano nette. “C’erano parecchi calciatori, soprattutto i più anziani, che volevano dirgli qualcosa. Alla fine lo hanno fatto, e sono stati proprio quelli che poi sono stati mandati via”. Un metodo drastico per selezionare solo gli elementi più resilienti e allineati alla sua mentalità.
Queste parole trovano un’eco significativa in una recente intervista di Samir Handanovic. L’ex portiere nerazzurro ha confermato la dedizione totalizzante del tecnico. “Per lui esiste solo il calcio e chiede tantissimo, anche a se stesso. Il primo anno era difficile persino prenotare una visita dal dentista, perché sapevi quando ti saresti allenato solo la sera prima”.
Nonostante la durezza, Handanovic ha sottolineato come i calciatori fossero disposti a tutto per lui, almeno per un certo periodo. “I giocatori davvero giocano per lui, però questo va bene per un anno o due. Poi il rischio è che tutto salti e lui se ne vada”. Un’analisi che fotografa perfettamente la natura intensa e spesso breve dei cicli sportivi guidati da Conte.






