Italia: ambientalisti contro la nuova legge venatoria

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Caccia selvaggia
Caccia selvaggia

Una vasta mobilitazione ha preso forma in Italia contro il disegno di legge 1552, definito “Caccia Selvaggia”. Ambientalisti, scienziati e istituzioni europee si sono uniti in una critica serrata a una proposta di riforma che, secondo l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), rappresenta una grave minaccia per la fauna.

La controversia ha raggiunto anche l’arena politica, con esponenti di Forza Italia, come Nicole Berlusconi, che hanno preso le distanze dal provvedimento, e ha visto l’intervento diretto del Santo Padre in difesa del Creato, in risposta a una lettera della LIPU.

La tesi sostenuta dai promotori del disegno di legge è che servirebbe a contenere il numero dei cinghiali. Tuttavia, gli oppositori hanno smontato questa giustificazione, definendola una “grande mistificazione”. Come ha sottolineato Annamaria Procacci, responsabile Fauna Selvatica di ENPA, i cinghiali sono già cacciabili tutto l’anno e le nuove norme proposte non avrebbero alcuna relazione con il controllo di questa specie.

Il testo, infatti, introduce una serie di modifiche che vanno in tutt’altra direzione. “Cosa c’entrano i richiami vivi, catturati in natura e costretti a una vita di dolore in minuscole gabbie?”, ha chiesto polemicamente Procacci. L’ENPA ha elencato i punti più critici del DDL: l’estensione della stagione di caccia fino a febbraio, un periodo delicato per la migrazione e la nidificazione degli uccelli, e l’ampliamento delle specie cacciabili.

Il disegno di legge prevede inoltre la riduzione delle aree protette per lasciare più spazio ai cacciatori e un alleggerimento delle sanzioni, già ritenute insufficienti, per chi spara illegalmente nei parchi o vicino ai centri abitati. Altre misure contestate includono la possibilità di cacciare sulle spiagge e nelle foreste demaniali, e il permesso di circolare armati anche nei giorni di silenzio venatorio con il pretesto di recuperare animali feriti, una norma che secondo gli ambientalisti potrebbe favorire il bracconaggio.

La conclusione è netta: il DDL 1552 non è una norma sui cinghiali, ma un tentativo di smantellare i principi della legge 157 del 1992. “Quella legge, approvata trentaquattro anni fa, fu un lavoro competente e trasversale che riconobbe la fauna selvatica come patrimonio indisponibile dello Stato”, ha ricordato Procacci. La legge 157 aveva posto le basi per una gestione moderna della biodiversità, trovando un equilibrio tra conservazione, interessi del territorio e sicurezza dei cittadini.

Secondo l’ENPA, questo tentativo di riforma insegue interessi particolari che non rappresentano la sensibilità della maggioranza degli italiani. L’opposizione è cresciuta anche a livello istituzionale, con una dura lettera di censura della Commissione Europea, tenuta nascosta per mesi, e l’intervento del Consiglio d’Europa. Di fronte a un’opposizione così ampia, ENPA ha lanciato un appello diretto al mondo venatorio che ancora sostiene il progetto: “Fermatevi. Il mondo è andato avanti”.

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