Italia: l’Ue boccia la riforma sulla caccia

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Caccia selvaggia
Caccia selvaggia

Le associazioni ambientaliste ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU e WWF Italia hanno reso pubblica una lettera ufficiale inviata dalla Commissione europea al Governo italiano. Il documento, datato dicembre 2023, era stato finora tenuto riservato e contiene una dura critica a parti fondamentali del disegno di legge n. 1552, che mira a modificare la legge 157/1992 sulla tutela della fauna selvatica.

Secondo gli ambientalisti, il testo rappresenta uno stravolgimento della normativa attuale, concepita per favorire il mondo venatorio attraverso una serie di concessioni ritenute ingiustificabili, dannose e illegittime, a scapito di un bene protetto dalla Costituzione.

Nel dettaglio, la missiva della Commissione europea evidenzia gravi violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat, pilastri della protezione ambientale comunitaria. I rilievi mossi da Bruxelles riguardano l’ossatura stessa della proposta di legge. Tra i punti più critici figurano l’estensione dei periodi di attività venatoria al di fuori delle stagioni consentite e l’indebolimento del ruolo dell’ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, il cui parere scientifico verrebbe depotenziato.

La Commissione ha espresso preoccupazione anche per l’introduzione di strumenti come i visori ottici notturni, che faciliterebbero l’attività in condizioni di scarsa visibilità. Un’altra norma contestata è la liberalizzazione dell’uso dei richiami vivi, una pratica che, secondo gli esperti, aumenta in modo concreto i rischi di bracconaggio e alimenta traffici illegali di specie protette.

Nonostante la chiarezza delle obiezioni sollevate dall’Unione europea, le associazioni denunciano che il Governo non solo non ha mai menzionato pubblicamente l’esistenza della nota, ma ha scelto di ignorarne completamente il contenuto. L’iter parlamentare del disegno di legge è proseguito senza alcuna modifica, giungendo quasi alla conclusione dell’esame in Senato.

Il testo, inoltre, sarebbe stato ulteriormente peggiorato da numerosi emendamenti presentati dalla maggioranza. Queste modifiche, secondo gli ambientalisti, sono tutte mirate a fare ulteriori concessioni alle lobby venatorie e a quella parte del mondo agricolo che vede nell’attività venatoria uno strumento di profitto. Tutte le proposte migliorative avanzate dall’opposizione sono state invece respinte.

«Siamo davanti a un comportamento gravissimo del Governo», hanno dichiarato congiuntamente le associazioni. «Il fatto che la Commissione europea sia intervenuta ancor prima dell’entrata in vigore della legge non è usuale e conferma la pericolosità di quanto contenuto nel ddl». L’esecutivo, pur essendo a conoscenza delle criticità, non ha agito.

«Hanno continuato ad accusare noi di diffondere notizie false mentre provavano a nascondere la verità, e oggi sono stati clamorosamente smentiti», prosegue la nota. «È un atto irresponsabile che antepone gli interessi elettorali alla tutela dei beni comuni, esponendo l’Italia a nuove procedure d’infrazione con il serio rischio di far pagare ai cittadini i costi di eventuali sanzioni».

In conclusione, le organizzazioni per la tutela della fauna selvatica chiedono lo stop immediato dell’iter del provvedimento. La richiesta è quella di cancellare tutte le norme censurate dalla Commissione europea prima che il Parlamento possa approvare una legge considerata palesemente illegittima e dannosa per il patrimonio faunistico nazionale.

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