Luciano Spalletti ha iniziato la sua avventura alla Juventus con un gesto che ha subito acceso il dibattito. Al primo giorno di raduno alla Continassa, nonostante le elevate temperature estive, il tecnico si è presentato con una sottomaglia blu a maniche lunghe sotto la divisa ufficiale.
Questa scelta stilistica è stata interpretata da molti come un tentativo di nascondere il vistoso tatuaggio che l’allenatore ha sull’avambraccio, un ricordo indelebile della sua precedente esperienza. Dopo la vittoria del terzo scudetto con il Napoli, Spalletti si era fatto imprimere sulla pelle il logo del club, lo scudetto tricolore e il numero 3, celebrando un trionfo atteso 33 anni.
Le immagini dell’allenatore al lavoro con l’insolito abbigliamento hanno rapidamente fatto il giro del web, provocando reazioni contrastanti. Da un lato, i tifosi del Napoli hanno commentato con sarcasmo la mossa, vedendola come una contraddizione rispetto al legame dichiarato con la città. Molti hanno sottolineato l’ironia di sopportare il caldo pur di celare un simbolo del suo recente passato.
Dall’altro lato, una parte della tifoseria juventina ha apprezzato il gesto, interpretandolo come un segno di professionalità e rispetto verso il nuovo club. Per loro, la decisione di coprire il tatuaggio ha rappresentato un modo per segnare un netto inizio del suo capitolo in bianconero, mettendo da parte le precedenti appartenenze.
L’episodio si inserisce in un rapporto complesso tra Spalletti e il suo passato napoletano. Dopo la vittoria dello scudetto, il tecnico aveva rilasciato dichiarazioni molto forti, affermando di non voler mai allenare contro il Napoli o indossare una tuta diversa da quella azzurra. Queste parole, che all’epoca suonarono come un giuramento, sono state spesso rievocate dopo il suo addio al club e il successivo incarico come Commissario Tecnico della Nazionale.
Il suo percorso professionale lo ha poi portato sulla panchina della Juventus, rendendo inevitabile il ritorno allo stadio Diego Armando Maradona da avversario. Un ruolo che lo stesso allenatore ha definito difficile, data l’intensità delle due stagioni vissute a Napoli e il profondo legame creato con la tifoseria e la città.
La professione, come ha sottolineato in più occasioni, impone di guardare avanti e di affrontare nuove sfide, anche quando questo significa diventare avversari di un passato glorioso. Il tatuaggio dello scudetto napoletano, visibile o meno, rimane così un simbolo potente: la testimonianza di una storia sportiva memorabile che continua a far discutere, impressa per sempre sulla pelle del tecnico.






