I lavori in casa bianconera sono ancora in corso. A poche settimane dall’inizio del campionato, la Juventus non è una squadra finita e presenta troppe domande per una società che ha il dovere di tornare in Champions League.
Il mercato ha raccontato una verità complessa: la Juve si è mossa e ha investito, ma non ha ancora risolto i suoi problemi principali. L’operazione per Kolo Muani è stata importante, mentre Alajbegovic ed Ekhator rappresentano scommesse sul futuro. La società non è rimasta ferma, ma il punto è che alla squadra servivano soprattutto certezze, per ora aggiunte solo in parte.
La più evidente delle incertezze riguarda proprio il portiere. Michele Di Gregorio ha chiuso la scorsa stagione con troppe responsabilità e l’estate non ha cancellato i dubbi sul suo rendimento. Gli errori tra i pali hanno pesato su una stagione chiusa al sesto posto; ripartire senza aver messo mano a quel ruolo sarebbe una scelta difficilmente comprensibile. Non perché sia l’unico problema, ma perché è quello che la Juventus deve avere il coraggio di affrontare.
Si può discutere sul nome o sulla formula, non sulla necessità dell’intervento. Qui entra in gioco il contesto reale: giudicare il mercato di Carnevali senza considerare la situazione ereditata sarebbe una semplificazione. La Juventus arriva da due campagne acquisti estive costose e in larga parte fallimentari, con investimenti importanti e ingaggi onerosi che hanno prodotto rendimenti deludenti.
Queste operazioni del passato, condotte prima da Giuntoli e poi da Comolli, condizionano inevitabilmente le mosse attuali. Carnevali non ha trovato una casa vuota da arredare a piacimento, ma un ambiente caotico con molti elementi da riorganizzare o scartare. Questo non assolve il nuovo management, ma spiega perché il mercato bianconero proceda per correzioni.
La fotografia più corretta è quella di una Juventus ancora incompleta. La squadra ha bisogno di un difensore, di equilibrio a centrocampo e di capire quale sarà il volto dell’attacco. Soprattutto, deve trovare una soluzione tra i pali, perché non può permettersi un altro anno di transizione.
Il tempo stringe, con il mercato che si avvia alla chiusura. Fino alla fine di agosto, Carnevali dovrà fare due cose contemporaneamente: vendere ciò che non serve e comprare ciò che manca. È la parte più difficile del mestiere.
Per questo il giudizio definitivo può soltanto attendere. La Juventus non aveva bisogno di un mercato faraonico, che non poteva permettersi, ma di un mercato preciso. Lo sta provando a fare, ma la precisione significa anche riconoscere la falla più grande e intervenire proprio lì. Quella falla è la porta: la squadra non può cominciare un’altra stagione con il dubbio se il suo portiere sia all’altezza.








