La Dda: ganci degli Apicella nel Comune di Afragola e in Regione per gli appalti

La rete di prestanome per riciclare i soldi

Il Centro direzionale di Napoli

CASERTA– Aggiudicarsi il più alto numero possibile di appalti pubblici: a questo avrebbe puntato la rete di imprese messa in piedi da Dante Apicella. Ed è Pietro, il nipote, figlio di Vincenzo Apicella, ad essersi occupato, stando alla tesi della Procura di Napoli, di intrattenere rapporti con amministratori e dirigenti pubblici per cercare di infiltrarsi nelle gare.
Dalle conversazioni intercettate è emerso, affermano gli inquirenti, che alle procedure gli Apicella schieravano un vero e proprio ‘cartello’, ovvero presentavano numerose offerte, preorganizzate tra loro e tutte riconducibili a pochi imprenditori, in accordo tra loro, per ottenere “un’elevata probabilità di aggiudicazione dei lavori”.
L’attività investigativa condotta dalla Dia, ha accertato che Pietro aveva assidui contatti con amministratori pubblici, tra cui Igino Miele, già sindaco di Buonalbergo, nel beneventano, che in una circostanza gli avrebbe organizzato nel 2019 un incontro con Domenico Canonico (all’epoca primo cittadino di Baselice).
In un’intercettazione del 20 giugno 2019, sempre Pietro si informa con una persona non identificata su un appalto del Comune di Arienzo. Chiede se per ottenerlo avesse pagato qualcosa e l’interlocutore, dopo aver risposto affermativamente, chiarisce che aveva guadagnato 70mila euro.
In altre captazioni è spuntato fuori pure il nome di tale Marcello che, stando agli approfondimenti degli agenti della Dia, è genero di Anacleto Colombiano, sindaco di San Marcellino (estraneo all’inchiesta). Di cognome fa Della Corte e avrebbe avuto “una serie di conoscenza che gli consentano di avere informazioni utili sui lavori pubblici”.
Gli investigatori dalle intercettazioni hanno appreso di come Pietro Apicella esercitasse l’attività imprenditoriale nel settore edile utilizzando formalmente ditte intestate a terzi. Le opere edili in cui le sue aziende risultano coinvolte riguardano alcuni lavori banditi dai Comuni di Sant’Anastasia, Ferentino e Pescara con la Punto srl, di Afragola, Marigliano, Sant’Antonio Abate e Salerno con la Ludo Appalti, di San Ferdinando con l’Arca Anita, e di Cosenza con la Gioia Costruzioni.
Tra le conversazioni che dimostrerebbe l’approccio illecito alle gare di Apicella c’è quella dell’aprile 2019 con Pasquale Cuomo, dipendente di Nocera Inferiore: i due parlano di una gara d’appalto di prossima pubblicazione assumendo accordi, sostengono gli inquirenti, “per la futura partecipazione e l’eventuale aggiudicazione dei lavori”. Pietro Apicella avrebbe avuto anche ganci in Regione. Gli investigatori hanno documentato i suoi rapporti con Francesco D’Agostino, dipendente dell’Ente campano. E nell’intercettazione del 4 marzo 2019, sempre D’Agostino lo avrebbe invitato ad eseguire dei lavori, in quel frangente non autorizzati e privi di copertura economica. Sul Comune di Afragola, invece, si interfacciava, hanno chiarito gli investigatori, con Giuseppe Pelliccia, geometra impiegato presso il settore Edilizia pubblica. Quest’ultimo, Cuomo, D’Agostino, Della Corte, Miele e Canonico non figurano nell’elenco degli indagati dalla Dda contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Cervo ed eseguita martedì mattina da carabinieri, personale della Dia e poliziotti del Nucleo investigativo del Dap.

La rete di prestanome per riciclare i soldi

Teste di legno per schermare la proprietà della società e decine e decine di transazioni per ripulire i soldi: questi, secondo la Procura distrettuale di Napoli, i meccanismi adoperati da Dante Apicella per continuare a muoversi nel mondo dell’imprenditoria. Tradotto in reati si tratta di trasferimento fraudolento di beni e riciclaggio.
L’uomo d’affari ritenuto legato al clan dei Casalesi si sarebbe servito di diversi titolari di ditte pronti ad aiutarlo nei business. Tra questi gli inquirenti hanno inserito Giuseppe Fusco, proprietario della Edil Kronoss e della Fbt Costruzioni, entrambe con sede a Marigliano, che avrebbe spalleggiato Apicella nel far transitare denaro verso altre società, quali Edil Mascia di Antonio Magliulo, la Edil Tecnosystem di Luigi Schiavone e la Rtm di Tommaso Mangiacapre, scomparso alcuni mesi fa. Ad aiutare Apicella ci sarebbe stato pure Luigi Belardo con la Italiana Pietre, Luigi Scalzone, che avrebbe messo al servizio del presunto mafioso la sua White Stone per reimpiegare denaro sporco. Stesso fine quello che avrebbe avuto l’intervento di Mario e Fioravante Zara con l’Appalti Italia. Coinvolti nell’inchiesta pure Antonio e Pasquale D’Abrosca: secondo la Dda avrebbero messo a disposizione di Apicella la loro struttura aziendale consentendogli di diventare, questa l’ipotesi che dovrà essere vagliata dai giudici, una socio di fatto. Nell’inchiesta sono emersi inoltre presunti episodi estorsivi. Uno ha come protagonisti Vincenzo Schiavone, fratello di Nicola, e Marco Falco. Il primo quale mendante e il secondo in veste di esecutore avrebbero costretto un imprenditore di Sparanise a versare, negli anni Duemila, 40 milioni di lire a titolo estorsivo per i lavori di subappalto che la sua ditta aveva svolto per la Bets di cui Falco era amministratore.
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