La truffa del finto carabiniere: sgominata banda specializzata in estorsioni agli anziani, cinque arresti

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FIRENZE – Fingevano un arresto, gettavano nel panico anziani soli e si facevano consegnare denaro e gioielli per “salvare” un parente. Un copione crudele e consolidato, recitato con freddezza da un sodalizio criminale che per due anni ha seminato il terrore in mezza Italia. Ma il sipario è calato. Alle prime luci dell’alba di ieri, 30 giugno 2026, i Carabinieri dell’Aliquota Operativa della Compagnia di Imola, con il supporto dei reparti territoriali competenti, hanno messo fine alla loro attività, eseguendo un’ordinanza di misura cautelare personale nei confronti di cinque giovani.

In manette sono finiti cinque soggetti di origine casertana e napoletana, di età compresa tra i 20 e i 24 anni, tutti ufficialmente disoccupati e con un curriculum criminale già nutrito. Due di loro, peraltro, erano già noti alla giustizia e sottoposti alla misura dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria per altri reati. L’accusa mossa dalla Procura della Repubblica di Firenze, che ha coordinato le complesse indagini, è pesantissima: associazione a delinquere finalizzata a estorsioni aggravate da gravi minacce.

Il loro modus operandi era studiato nei minimi dettagli per annientare la capacità di reazione delle vittime, quasi sempre persone anziane. Tutto iniziava con una telefonata. Dall’altro capo del filo, una voce ferma e autoritaria si presentava come un Maresciallo dei Carabinieri o un appartenente alle Forze di Polizia. In contemporanea, o subito dopo, una seconda telefonata da parte di un presunto avvocato completava la messinscena. Il racconto era sempre lo stesso, agghiacciante: un parente stretto della vittima (solitamente un figlio o un nipote) aveva causato un grave incidente stradale con esiti mortali ed era stato arrestato. Per evitargli il carcere e conseguenze giudiziarie disastrose, era necessario versare immediatamente una “cauzione”. Una cospicua somma di denaro contante o, in alternativa, tutto l’oro e i gioielli custoditi in casa. Mentre la vittima era ancora sotto shock, la banda passava alla fase operativa: un terzo complice, spacciandosi per un militare incaricato del ritiro, si presentava alla porta dell’abitazione per prelevare il bottino.

L’indagine, meticolosa e paziente, è partita dalle denunce delle vittime. I Carabinieri, sotto la direzione del Pubblico Ministero fiorentino, hanno ricostruito la fitta rete di contatti e spostamenti della banda. Un lavoro certosino che ha visto l’acquisizione e la visione di ore di immagini da impianti di videosorveglianza pubblici e privati, l’ascolto di testimoni e, soprattutto, l’analisi dei tabulati telefonici e dei contenuti dei cellulari sequestrati durante le indagini. Proprio dai dispositivi elettronici sono emersi gli elementi schiaccianti: conversazioni chiare e dettagliate sui nominativi delle vittime prescelte, i loro indirizzi di residenza e le istruzioni operative per portare a termine i colpi.

Il gruppo criminale, come emerso dalle indagini, ha agito con sistematicità tra il 2023 e il 2024, colpendo in diverse province italiane, tra cui Firenze, Pisa, Bologna, Ravenna e Forlì-Cesena, dimostrando una notevole mobilità e capacità organizzativa. L’operazione di ieri ha posto fine a questa lunga scia di reati odiosi, perpetrati ai danni della fascia più fragile della popolazione.

Il provvedimento eseguito, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Firenze, è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. I cinque indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a una sentenza definitiva di condanna e avranno facoltà di avvalersi dei mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

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