L’appello dal mondo della cultura: “E’ ora di una donna al Quirinale”

A firmare tante donne tra le quali Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Serena Dandini e Fiorella Mannoia

Foto Valerio Portelli / LaPresse Palazzo del Quirinale

ROMA – Il tempo delle scelte è arrivato. Dal 4 gennaio inizia la vera partita per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica, con la prima data delle votazioni, e da quel momento i leader politici non avranno più la possibilità di lanciare la palla avanti. Le grandi manovre sono in corso, ai piani alti delle forze politiche si studiano le strategie, ma soprattutto si valutano nomi e possibili candidature.

Nel centrodestra resta in campo l’opzione Silvio Berlusconi, con il fondatore di Forza Italia determinato a portare avanti le sue tattiche per varcare da padrone di casa le porte del Quirinale. Finora gli alleati, a domanda, hanno sempre risposto che l’appoggio di Lega e FdI non sarebbe mancato. Ora dovranno esserci anche i riscontri materiali. E non sarà certo il presidio annunciato dal Popolo viola per il 4 gennaio, a Piazza Santi Apostoli, a incidere sulle loro scelte. Anzi.

Oltre alla sempreverde speranza di un bis di Sergio Mattarella, c’è poi l’incognita Mario Draghi a scompaginare i piani. Paradossalmente, infatti, il cambio di ruolo dell’attuale premier rischierebbe di rompere gli equilibri interni alla larga maggioranza su cui si fonda il suo governo. Ragion per cui sono pochi i segretari di partito che sposano l’idea dell’ex Bce al Colle. Da quanto filtra, solo Enrico Letta lascerebbe aperta la porta, con tanto di colloquio con Draghi tra Natale e Capodanno per chiarire le rispettive posizioni.

Sul Pd nutre forti dubbi, però, Matteo Renzi, accreditato da molti conoscitori della politica come uno dei player da tenere sott’occhio nella partita quirinalizia. “Fatico a capire il disegno di Enrico – dice il leader di Iv -. Prima ha rotto con noi attribuendoci il fallimento sullo Zan che invece è stato un clamoroso autogol del nuovo Pd. Poi ha scommesso sul rapporto con la Meloni, che ha risposto annunciando il voto per Berlusconi. Infine non si è accorto che Conte e Di Maio stanno litigando per capire chi sceglierà i pochi posti rimasti ai 5 Stelle alle prossime elezioni. E in questa battaglia campale entrambi flirtano segretamente con Salvini lasciando Letta solo”.

L’avviso è chiaro: “Alla ripresa i gruppi parlamentari del Pd – composti da gente che conosce la politica – aiuteranno il segretario a uscire dall’isolamento in cui si è cacciato. Altrimenti, per la prima volta il Pd sarà ininfluente”. Per il Colle c’è anche l’appello ai partiti firmato da alcune protagoniste del mondo della cultura: “Vogliamo dirlo con chiarezza: è arrivato il tempo di eleggere una donna”, sostengono Dacia Maraini, Edith Bruck, Liliana Cavani, Michela Murgia, Luciana Littizzetto, Silvia Avallone, Melania Mazzucco, Lia Levi, Andrèe Ruth Shammah, Mirella Serri, Stefania Auci, Sabina Guzzanti, Mariolina Coppola, Serena Dandini e Fiorella Mannoia. Per diversi giorni si è parlato della possibilità di avere Marta Cartabia al Quirinale, ma l’ipotesi non sembra decollare.

Sulla strada che porta al Colle, infine, c’è un altro ostacolo non da poco: il Covid. L’aumento dei contagi non fa distinzione di classe e rango, infatti i 1.009 elettori sono già ‘osservati speciali’. Ragion per cui a Montecitorio già si lavora alle varie soluzioni per permettere il regolare svolgimento delle votazioni: il 4 gennaio ci sarà una riunione operativa, ma l’opzione più gettonata sembra essere quella delle entrate a scaglioni per permettere il rispetto delle regole anti-Coronavirus. L’unica certezza, al momento, è che comunque vada questa elezione del capo dello Stato entrerà nella storia. Al di là del risultato.(LaPresse)

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