Legge elettorale, Benigni (Forza Italia): “Preferenze e premio di maggioranza, basta giochi di palazzo”

Il vicesegretario nazionale di Forza Italia a Cronachedi: «La soglia minima per il premio sarà del 42%. Il ballottaggio resta un’ipotesi su cui riflettere». E sugli equilibri nel centrodestra: «Non è la legge elettorale a stabilire i rapporti di forza, ma gli elettori»

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Stefano Benigni (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Stefano Benigni during the national congress of Forza Italia Giovani party, Rome, Saturday, May 31, 2025 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

NAPOLI – Preferenze per restituire agli elettori la scelta dei parlamentari, premio di maggioranza per assicurare stabilità, confronto ancora aperto sul ballottaggio e garanzie sulla rappresentanza di genere. Stefano Benigni, vicesegretario nazionale di Forza Italia, difende l’impianto della riforma elettorale e indica nella governabilità il punto centrale del nuovo sistema di voto. Ma sul rapporto tra i partiti della coalizione mette un punto fermo: «Non è la legge elettorale a stabilire i rapporti di forza all’interno di una coalizione, ma gli elettori». Una posizione che Benigni accompagna alla rivendicazione della compattezza del centrodestra e della sua capacità di tenere insieme sensibilità diverse.

Forza Italia ha sostenuto il ritorno delle preferenze, che hanno già ottenuto il primo via libera in Commissione al Senato. È questo, per voi, il punto qualificante della nuova legge elettorale e perché ritenete che possa rafforzare il rapporto tra eletti e territori?

L’obiettivo che ci siamo posti è garantire stabilità e governabilità. Abbiamo visto quanto sia importante poter contare su un governo stabile, soprattutto nell’attuale contesto internazionale. Questa nuova legge elettorale permetterà a chi vince le elezioni di avere i numeri per governare. Basta con i giochi di palazzo nel corso della legislatura. Con l’introduzione delle preferenze rafforziamo la rappresentanza, dando ai cittadini la possibilità di scegliere direttamente i propri parlamentari.

Il ballottaggio ha perso terreno anche per le perplessità espresse da Forza Italia. Considerate ormai chiusa questa ipotesi o ritenete che il confronto sia ancora aperto?

Il ballottaggio, così come altre proposte arrivate anche da costituzionalisti, è certamente un’ipotesi su cui riflettere. Nel nostro sistema bicamerale, tuttavia, resta di difficile applicazione. Faremo le dovute valutazioni con gli alleati, ma resto convinto che il testo approvato alla Camera rappresenti la base sulla quale proseguire il lavoro anche al Senato.

Resta aperto il nodo del premio di maggioranza. Quale soglia considera più equilibrata per garantire governabilità senza sacrificare la rappresentanza?

Il premio di maggioranza che abbiamo previsto è equilibrato. Fissa una soglia minima del 42% per ottenerlo e un tetto massimo di 220 seggi alla Camera e 113 al Senato. In questo modo, chi vince le elezioni ha i numeri per governare, mentre chi perde e va all’opposizione mantiene una solida rappresentanza.

Sulla rappresentanza femminile il testo ha aperto un confronto anche dentro la maggioranza. Forza Italia ritiene sufficienti le garanzie previste o servono ulteriori correttivi?

La rappresentanza di genere è ampiamente garantita da due emendamenti: la quota 60/40 nel listino di coalizione, già approvata alla Camera, e l’alternanza di genere a partire dal capolista, che approveremo al Senato insieme all’emendamento sulle preferenze.

Da vicesegretario nazionale di Forza Italia, ritiene che questa riforma possa incidere anche sui rapporti di forza all’interno del centrodestra e sul peso delle diverse componenti della coalizione?

Non è la legge elettorale a stabilire i rapporti di forza all’interno di una coalizione, ma gli elettori. Certamente conta il peso dei singoli partiti, ma una coalizione si fonda anche su valori comuni, su un programma condiviso e sulla capacità di tenere insieme sensibilità diverse. Per questo il centrodestra è una coalizione forte e coesa che governa il Paese da 4 anni. Alla sinistra può anche non piacere, perché al suo interno continua a essere divisa su tutto, ma dovrebbe farsene una ragione.

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