Libia, 9mila sfollati per gli scontri a Tripoli. L’Onu: “Civili intrappolati nel conflitto”

La situazione è fuori controllo nella periferia di Tripoli

© LaPresse

TRIPOLI – Più di 9mila persone in fuga, mentre le milizie del generale Khalifa Haftar avanzano verso Tripoli: l’Ocha lancia l’allarme per la crisi umanitaria in Libia. Il conflitto armato che sta scuotendo il Paese ha portato il caos nell’area della capitale, verso cui si muove ‘l’uomo forte’ della Libia. “L’escalation di violenza ha portato 3.500 a lasciare le proprie case, in fuga dalla guerra. Il conflitto ha bloccato i servizi di emergenza per le vittime civili e danneggiato le linee elettriche” viene fatto sapere dall’Ufficio per gli Affari umanitari dell’Onu.

Civili bloccati nelle zone di guerra, l’Ocha: “Impossibile evacuare i superstiti”

Intrappolati tra i ‘fedeli’ di Haftar e le bombe: questo l’inferno in cui sono bloccati i cittadini della capitale. Appena pochi giorni prima un attentato, rivendicato dall’Isis. “La comunità umanitaria rimane gravemente preoccupata per la sicurezza dei civili, bloccati nelle aree colpite dal conflitto alla periferia di Tripoli” hanno dichiarato gli ufficiali dell’Onu. Nessuna risposta, invece, per almeno 3.250 delle persone che hanno fatto richiesta per l’evacuazione verso aree più sicure. I soccorsi non potranno raggiungere nove persone su dieci, rimanendo in balia della guerra.

Bombardamenti indiscriminati sulle case nei quartieri di Ain Zarah e Swani

La situazione è fuori controllo nella periferia di Tripoli. dove il generale non esiterebbe a sganciare, indiscriminatamente, gli ordigni sulle aree abitate. “Le nostre preoccupazioni sono per i civili, rimasti coinvolti nei bombardamenti su aree densamente popolate a Ain Zarah e Swani, nei sobborghi meridionali di Tripoli. Almeno nove persone sono morte e undici ferite, tra cui anche tre membri dello staff medico. Degli shrapnel hanno colpito due ambulanze dell’ospedale da campo” riferisce l’organizzazione umanitaria. L’Ocha e le altre organizzazioni dei diritti umani continuano perciò a chiedere una tregua temporanea, per consentire almeno l’arrivo degli aiuti umanitari e l’evacuazione dei civili.

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