Mafia, aspirante pentito di Brindisi: in carcere comunicavamo tramite le tubature dei lavandini

Comunicazioni attraverso le tubature dei lavandini di alcune celle. E' quanto apprende LaPresse dalla visione del verbale illustrativo della collaborazione firmato da Andrea Romano, 35 anni di Brindisi, in veste di aspirante pentito

Foto LaPresse - Vince Paolo Gerace 15/10 /2018 - Milano (MI) Cronaca Viaggio Carcere San Vittore Nella foto Polizia carceraria nel Carcere di San Vittore in occasione del viaggio delle carceri italiane

BRINDISI – Comunicazioni attraverso le tubature dei lavandini di alcune celle. E’ quanto apprende LaPresse dalla visione del verbale illustrativo della collaborazione firmato da Andrea Romano, 35 anni di Brindisi, in veste di aspirante pentito. Il verbale è stato depositato dai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce nell’ambito di un processo con rito abbreviato sulla Sacra corona unita, l’associazione di stampo mafioso tra le province di Brindisi e Lecce, di recente arrivato a conclusione.

Romano, all’ergastolo per omicidio, e condannato a 20 anni per associazione mafiosa e traffico di droga il 9 luglio scorso, ha riferito ai pm della Direzione distrettuale antimafia di Lecce di aver avuto la possibilità di colloquiare con altri detenuti di Brindisi e provincia, nel periodo in cui è stato detenuto nel carcere di Voghera (Pavia).

“Nell’anno 2017, durante la detenzione a Voghera, ho ricevuto la carica di crociata da Francesco Campana e Giovanni Donatiello, detenuti nella sezione quarta, mentre io ero nella terza, sebbene molto vicino come ubicazione, anzi posso dire che eravamo attaccati, nel senso che le ultime 2 celle delle rispettive sezioni consentivano addirittura di colloquiare e attraverso le tubature dei lavandini si potevano tranquillamente trasmettere comunicazioni fra di noi”, si legge nel verbale del 31 marzo scorso.

(LaPresse)

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