Il centrocampista e capitano della Juventus, Manuel Locatelli, ha concesso un’intervista a “Rivista Undici” in cui ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera, soffermandosi in particolare sulla scelta che lo ha portato a vestire la maglia bianconera. Il giocatore ha svelato di aver rifiutato una prestigiosa offerta dall’Inghilterra per realizzare il suo sogno di bambino.
Durante il colloquio, è emerso un retroscena significativo legato al suo trasferimento dal Sassuolo. Locatelli ha confermato di aver avuto una concreta possibilità di trasferirsi all’Arsenal, una squadra che ha definito “incredibile, con una grande storia, in un campionato importantissimo”. Nonostante il fascino della Premier League, la sua volontà è sempre stata una sola e irremovibile.
“Io volevo solamente la Juve, e la volevo già da un anno quando ci ero andato molto vicino”, ha dichiarato. Questa determinazione ha messo a dura prova i suoi agenti, che continuavano a proporgli alternative di alto livello mentre lui rispondeva con un secco: “Solo la Juve”.
Questa scelta affonda le radici nella sua infanzia e nella passione per i colori bianconeri. Locatelli ha raccontato di come, da piccolo, lui e suo fratello avessero la maglia di Alessandro Del Piero, uno dei suoi idoli assoluti. Un altro punto di riferimento era Pavel Nedved: “Mi ero fissato tantissimo anche con Nedved, quando ero piccolino chiedevo a mia mamma se avessi le gambe come lui, un po’ storte”, ha aggiunto con un sorriso.
L’intervista ha toccato anche il suo passato al Milan, un’esperienza agrodolce che lo ha formato. Ha espresso gratitudine verso il club rossonero, definendolo “casa mia”, e verso l’allenatore Vincenzo Montella per la fiducia concessagli. Tuttavia, ha ammesso di non aver avuto gli strumenti per gestire la pressione mediatica e le enormi aspettative che si erano create attorno a lui, soprattutto dopo il celebre gol segnato proprio contro la Juventus.
“Ero ancora troppo giovane e immaturo. Questa è una cosa che mi ha frenato e non ero neppure in grado di mettermi in discussione”, ha spiegato. Il centrocampista ha riconosciuto i propri errori, ammettendo di aver spesso cercato alibi e dato la colpa agli altri. In chiusura, ha però sottolineato un aspetto critico di quel periodo: “Credo anche di non essere stato aiutato”.





