Mediterraneo, tonni contaminati da microplastiche

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Contaminazione ittica
Contaminazione ittica

Un recente studio ha lanciato un nuovo allarme sullo stato di salute del Mar Mediterraneo. Ricercatori dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) hanno confermato la diffusa contaminazione da microplastiche negli esemplari di tonno rosso, una delle specie ittiche più iconiche e commercialmente importanti del nostro mare.

L’indagine ha esaminato campioni prelevati da diverse aree del bacino, dall’Adriatico al Tirreno, rivelando una situazione preoccupante. Su un totale di 150 esemplari analizzati, oltre il 90% conteneva frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai 5 millimetri all’interno del proprio apparato digerente. Le analisi di laboratorio hanno identificato prevalentemente fibre sintetiche, come polietilene (PE) e polipropilene (PP), derivanti dalla degradazione di imballaggi, reti da pesca e tessuti.

Queste particelle invisibili, una volta disperse in acqua, vengono facilmente scambiate per plancton e ingerite dagli organismi marini alla base della catena alimentare. Il tonno, in quanto predatore apicale, accumula nel tempo le microplastiche ingerite dalle sue prede, un processo noto come bioaccumulo. Questo non solo danneggia la salute del pesce, ma funge da veicolo per il trasferimento di questi inquinanti lungo la rete trofica.

La preoccupazione della comunità scientifica si è estesa inevitabilmente alla salute umana. Le microplastiche, infatti, agiscono come spugne, assorbendo dall’ambiente circostante altre sostanze tossiche già presenti in mare, come pesticidi e metalli pesanti. Quando consumiamo pesce contaminato, corriamo il rischio di ingerire non solo i polimeri stessi, ma anche il cocktail di agenti chimici che trasportano.

Studi preliminari hanno associato l’esposizione a queste sostanze a potenziali effetti avversi per l’organismo, tra cui disturbi al sistema endocrino, reazioni infiammatorie e stress ossidativo. Sebbene la ricerca sul trasferimento diretto di microplastiche dal pesce all’uomo e sui suoi effetti a lungo termine sia ancora in corso, il principio di precauzione impone un’azione immediata per ridurre la fonte del problema.

Gli esperti hanno sottolineato l’urgenza di implementare politiche più severe per la riduzione della plastica monouso e per il miglioramento dei sistemi di gestione dei rifiuti e di trattamento delle acque reflue. Il futuro della biodiversità marina e la sicurezza dei prodotti alimentari che da essa derivano dipenderanno dalle scelte che verranno compiute a livello globale, nazionale e individuale per contrastare questo tipo di inquinamento.

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