Messico: i giornalisti manifestano dopo l’omicidio di 3 reporter in 15 giorni

I fotoreporter hanno posato le macchine fotografiche a terra fuori dal Palazzo nazionale della capitale, davanti alle foto di Maldonado, Martinez e Josè Luis Gamboa

Proteste in Messico (AP Photo/Eduardo Verdugo)

CITTA’ DEL MESSICO – Manifestazioni si sono svolte in una decina di città del Messico per protestare contro l’uccisione di tre giornalisti nelle ultime due settimane. Solo nella città di confine di Tijuana, sono stati due i reporter assassinati nell’arco di sette giorni: il 17 gennaio Margarito Martinez è stato ucciso a colpi di arma da fuoco fuori dalla propria abitazione, mentre il 23 gennaio la giornalista Lourdes Maldonado Lopez è stata trovata morta nella sua auto. Decine di giornalisti, fotografi e semplici cittadini hanno marciato lungo un viale centrale di Tijuana, mostrando cartelli con slogan come ‘Stop all’uccisione dei giornalisti, non un’altra morte’. Circa 200 persone si sono radunate davanti al quartier generale del dipartimento dell’Interno a Città del Messico, dove le foto dei colleghi e della collega assassinati sono state proiettate sulla facciata dell’edificio.

I fotoreporter hanno inoltre posato le macchine fotografiche a terra fuori dal Palazzo nazionale della capitale, davanti alle foto di Maldonado, Martinez e Josè Luis Gamboa, ucciso nel Veracruz il 10 gennaio. All’interno del palazzo, il presidente Andres Manuel Lopez Obrador ha incontrato i giornalisti al briefing quotidiano e ha promesso ancora una volta che non ci sarà più impunità. I precedenti, tuttavia, non sono incoraggianti. Il sottosegretario agli Interni, Alejandro Encinas, ha affermato che oltre il 90% degli omicidi di giornalisti e difensori dei diritti rimane irrisolto, nonostante un sistema governativo destinato a proteggerli, ampiamente considerato insufficiente. Il Comitato per la protezione dei giornalisti con sede a New York stima la percentuale al 95%, secondo il suo rappresentante in Messico Jan-Albert Hootsen.

Proteste si sono svolte anche negli stati di Veracruz, San Luis Potosi, Durango e Nayarit. Il Messico rimane il luogo più pericoloso nell’emisfero occidentale per i giornalisti, nonostante l’impegno del governo a proteggerli. Alcuni di quelli uccisi di recente erano oggetto di un programma di protezione del governo che molti ritengono insufficiente. Quasi 50 giornalisti sono stati uccisi in Messico dal dicembre 2018. Nei casi in cui sono stati individuati i colpevoli, quasi la metà è composta da funzionari locali.

(LaPresse)

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