Il Milan ha iniziato il suo cammino in Europa League, affrontando tra le mura amiche di San Siro un avversario di caratura internazionale come il Benfica. La partita ha rappresentato il debutto europeo per la nuova gestione tecnica guidata da Rubén Amorim, un banco di prova immediato per le ambizioni del club nella competizione.
I rossoneri sono arrivati a questa sfida dopo il pareggio ottenuto in rimonta sul campo della Lazio in campionato, un risultato che ha dato morale ma che ha anche evidenziato la necessità di trovare maggiore continuità. L’obiettivo per la serata europea è stato quello di partire con il piede giusto, conquistando una vittoria che avrebbe dato slancio e fiducia a tutto l’ambiente.
Per l’occasione, il tecnico Amorim ha confermato il suo modulo di riferimento, il 3-4-2-1, ma ha operato scelte significative negli interpreti. In porta è stato confermato Maignan, protetto da una linea difensiva a tre composta da Terracciano, dal giovane De Winter e da Pavlovic, una novità per la retroguardia.
A centrocampo, la coppia centrale è stata formata da Musah e dall’altro nuovo acquisto Jashari, con Chukwueze e Bartesaghi a presidiare le corsie esterne. Le sorprese maggiori sono arrivate però dal reparto offensivo, dove alle spalle dell’unica punta Gonçalo Ramos hanno agito i giovani Hutchinson e Cisse, una scelta coraggiosa che ha testimoniato la volontà del tecnico di valorizzare nuovi talenti.
Di fronte, il Milan ha trovato un Benfica solido e abituato ai palcoscenici continentali, guidato dall’allenatore Marco Silva. La formazione portoghese è giunta a Milano con la consapevolezza di essere un’avversaria ostica, capace di mettere in difficoltà chiunque grazie a un mix di esperienza e qualità tecnica.
I lusitani si sono schierati con un pragmatico 4-2-3-1. Davanti al portiere Trubin, la linea difensiva ha visto Banjaqui e El Karouani come terzini, con la coppia centrale formata da Circati e Araujo. In mediana, la fisicità di Joao Palhinha è stata affiancata dalla dinamicità di Aursnes, a formare un tandem di sicuro affidamento.
Sulla trequarti, la qualità è stata garantita dal nuovo innesto Sudakov in posizione centrale, supportato sugli esterni dalla velocità di Kaminski e dalla pericolosità di Dodi Lukebakio, uno degli uomini più attesi. Il terminale offensivo è stato invece l’attaccante Duran, incaricato di scardinare la difesa milanista.
La sfida si è preannunciata come un confronto tattico affascinante tra due filosofie di gioco distinte. Da una parte l’audacia del Milan di Amorim, alla ricerca di un’identità precisa, dall’altra l’organizzazione e l’esperienza del Benfica di Silva. Un test probante per misurare le reali potenzialità dei rossoneri in questa nuova avventura europea.






