Milan, Nava replica a Maldini sul settore giovanile

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Cronache sport calcio
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La replica di Filippo Galli alle parole di Paolo Maldini sul settore giovanile del Milan ha continuato a generare dibattito. L’ex dirigente rossonero aveva criticato il sistema di formazione italiano e milanista, sostenendo che la tattica soffocasse il talento. Galli, all’epoca responsabile del settore, aveva respinto le accuse punto per punto.

Sull’argomento è intervenuto anche Stefano Nava, ex calciatore e allenatore nelle giovanili del Milan, dai Giovanissimi alla Primavera, proprio durante la gestione di Galli. Nava ha offerto la sua prospettiva, schierandosi a fianco dell’ex collega e fornendo ulteriori dettagli sulla metodologia applicata.

Nava ha chiarito la sua visione del ruolo, definendosi più un ‘educatore’ che un semplice allenatore. L’obiettivo primario, ha spiegato, è sempre stato quello di favorire la crescita dei ragazzi sia dal punto di vista umano che calcistico, formando il giocatore ed esaltandone il talento.

In merito alla parola chiave della polemica, il ‘talento’, Nava ha sostenuto con forza la versione di Galli. Ha affermato che nessuno nel settore giovanile del Milan ha mai cercato di ‘imprigionare il talento’. Al contrario, il metodo mirava a valorizzare le qualità dei singoli per poi integrarle in un contesto collettivo.

Il percorso era faticoso e a volte poteva generare frustrazione, come ha ammesso lo stesso Nava. La ricerca quasi esagerata di avviare l’azione dal portiere metteva volutamente in difficoltà i giovani giocatori per testarne e migliorarne la capacità di reazione.

Questa metodologia è stata descritta come ‘dura e visionaria’. Nava ha confermato che, pur potendo sembrare ‘un pelo esagerato’ a posteriori, l’intento non è mai stato quello di privilegiare la tattica a discapito della qualità individuale. Il talento, inteso non solo come tecnica ma anche come intelligenza calcistica e capacità di comprendere il gioco, era un elemento centrale del sistema.

Hа definito il metodo ‘visionario’ perché esplorava un approccio allora inedito, anche per le prime squadre. La società aveva dato mandato di studiare i migliori settori giovanili d’Europa per poi elaborare un percorso formativo originale, basato su idee ed esperienze proprie.

‘Siamo stati pionieri del gioco da dietro’, ha dichiarato Nava, ricordando come gli allenatori avversari fossero spesso incuriositi e ammirati da un approccio che superava il tradizionale ‘lancione’. La gestione del possesso e l’inizio dell’azione dalla difesa erano concetti difficili da vedere all’epoca.

Nava ha ribadito che l’obiettivo principale non è mai stato il risultato della singola partita, ma la crescita e la formazione dei calciatori nel lungo periodo. Infine, pur esprimendo apprezzamento per l’intervista di Maldini, ha concluso che la descrizione del settore giovanile di quegli anni corrisponde a quella fornita da Galli.

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