Milan, un crollo improvviso: le ragioni della crisi

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Cronache sport calcio
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Un distacco di otto punti sulla quinta in classifica, accumulato fino alla 33ª giornata, è stato completamente annullato nelle partite successive. Il Milan si è ritrovato a dover lottare per ogni punto per garantirsi un posto nella prossima Champions League, un obiettivo che sembrava già acquisito.

Si tratta di un crollo verticale, evidenziato dai numeri: ai 42 punti del girone d’andata, con una media di 2,21 a partita, hanno fatto seguito i 25 del ritorno, con una media scesa a 1,47. Una crisi profonda, che ha visto la squadra subire cinque sconfitte in otto partite e incassare cinque reti senza segnarne alcuna nelle ultime due uscite.

Tra le cause più evidenti c’è il calo dell’intensità di gioco e della condizione atletica. Sebbene l’aspetto mentale sia cruciale a fine stagione, la squadra è apparsa statica, con molti giocatori fermi sulle proprie posizioni. Diversi elementi chiave hanno mostrato segni di affaticamento: da Saelemaekers, privo di energie, a Leao, frenato per mesi da una pubalgia. Anche Pulisic, pur correndo molto, ha perso lucidità negli ultimi metri.

Una delle possibili spiegazioni risiede in una preparazione atletica che non ha garantito carburante sufficiente per l’intera stagione. Paradossalmente, l’assenza di impegni europei, che avrebbe dovuto rappresentare un vantaggio decisivo, non ha portato i benefici sperati.

Questo potrebbe essere legato anche a una rosa numericamente troppo esigua. Avere a disposizione solo diciannove giocatori di movimento ha costretto l’allenatore a impiegare quasi sempre gli stessi 14-15 atleti, vanificando di fatto il vantaggio di disputare una competizione in meno rispetto alle concorrenti.

Oltre alle gambe, è venuta a mancare soprattutto la tenuta mentale. La sensazione è che la squadra abbia “staccato la spina” dopo la sconfitta contro la Lazio all’Olimpico. Se la vittoria nel derby aveva alimentato sogni di vertice, il successivo tonfo ha probabilmente cancellato le ambizioni.

I giocatori potrebbero essersi adagiati su una “comfort zone”, convinti che il quarto posto fosse comunque al sicuro. Questo passaggio da uno stato di massima concentrazione a uno di completo rilassamento è avvenuto senza vie di mezzo, e il tecnico non è riuscito a invertire la tendenza.

Il gioco espresso ha seguito un’involuzione simile. In autunno, il Milan era una squadra efficace e piacevole da vedere, capace di trovare la via del gol con diversi interpreti e di cercare la verticalità, supportata da una difesa solida.

Da dicembre, però, sono emersi i primi scricchiolii. Nel nuovo anno la manovra è diventata lenta, prevedibile e orizzontale, senza più riuscire a innescare gli attaccanti. L’ambiente generale, sempre più teso, ha contribuito a complicare il quadro. Con il vantaggio in classifica ormai svanito, la squadra non ha più margini di errore.

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