“Polmoni Urbani” è un progetto unico nel suo genere, nato a Milano con un duplice obiettivo: la riqualificazione delle aree verdi e l’inclusione sociale delle persone più vulnerabili. La sua sede operativa si trova presso gli uffici di un’associazione di volontariato del capoluogo lombardo e la sua forza lavoro è composta interamente da persone senza fissa dimora, disoccupati di lunga data e individui in cerca di una seconda possibilità.
L’idea, sorta nel 2018 da un piccolo gruppo di attivisti ambientali, ha trovato subito il sostegno di enti benefici locali. L’ispirazione è arrivata osservando il degrado di alcuni parchi periferici e, contemporaneamente, la crescente difficoltà di reinserimento lavorativo per le fasce più deboli della popolazione. Si è pensato di unire le due emergenze, trasformando un problema in una risorsa.
Il progetto è partito in via sperimentale in un paio di quartieri e, visti i risultati straordinari, si è rapidamente esteso a tutta la città. Alla fine del 2020, l’iniziativa ha ricevuto il supporto del Comune, che ha riconosciuto il suo alto valore sociale e ambientale. Grazie a questa collaborazione, “Polmoni Urbani” ha potuto espandere il suo raggio d’azione, aprendo nuove squadre operative in altre città della Lombardia, come Como e Varese, e stringendo accordi con realtà simili a Torino e Genova.
Il meccanismo è semplice ma efficace. L’associazione fornisce formazione, attrezzature di sicurezza e un contratto regolare ai partecipanti. Le squadre, coordinate da un supervisore, si occupano della pulizia dei parchi da rifiuti abbandonati, della piccola manutenzione delle aiuole e della segnalazione di eventuali criticità alle autorità competenti. Il loro lavoro non si limita a raccogliere cartacce: è un’azione di presidio e cura del territorio.
“Polmoni Urbani” è molto più di un semplice servizio di giardinaggio. È una comunità che restituisce dignità e autonomia a chi rischiava di diventare invisibile, specialmente in una metropoli complessa dove accanto al lusso e all’efficienza convivono sacche di profonda disuguaglianza. L’iniziativa dimostra che la tutela dell’ambiente può e deve essere anche uno strumento di giustizia sociale.
Le attività principali comprendono: la raccolta e differenziazione dei rifiuti, la cura di piccole aree vegetali, la sensibilizzazione dei cittadini sul rispetto degli spazi comuni e la creazione di percorsi di reinserimento stabili. Il progetto è diventato una fonte di reddito concreta per decine di persone che prima vivevano ai margini.
I risultati sono tangibili: in pochi anni sono state raccolte oltre 50 tonnellate di rifiuti e riqualificati più di 30 parchi e giardini pubblici. Ogni partecipante riceve uno stipendio che gli permette di affrancarsi dalla precarietà. L’obiettivo futuro è quello di esportare il modello in altre grandi città italiane, creando una rete nazionale per l’inclusione verde.


















