Nainggolan: “Monchi fece un doppio gioco per cedermi”

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Cronache sport calcio
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A 38 anni Radja Nainggolan gioca ancora in Belgio, nel Patro Eisden, ma il suo sguardo rimane rivolto all’Italia, in particolare alla sfida tra le sue ex squadre Roma e Inter. L’ex centrocampista ha confessato che vorrebbe ancora essere protagonista in partite di questo livello, sentendosi tuttora in forma e convinto di poter trovare spazio nelle rose attuali.

Ha ribadito il suo profondo legame con la Roma, la squadra dove ha lasciato il cuore e da cui non sarebbe mai voluto andare via. Ha attribuito la responsabilità della sua cessione all’allora direttore sportivo Monchi, accusandolo di aver condotto un “doppio gioco”. Secondo il racconto del “Ninja”, mentre gli chiedeva consigli di mercato, il dirigente stava già trattando la sua vendita all’Inter.

Nainggolan ha interpretato questa mossa come parte di una strategia per smantellare il gruppo creato dal predecessore Walter Sabatini, proprio dopo aver raggiunto una storica semifinale di Champions League. “Eravamo una grande squadra, percepivamo che si potesse crescere. E invece…”, ha commentato con amarezza.

Il trasferimento a Milano, sponda nerazzurra, non ha portato le soddisfazioni sperate. L’addio di Luciano Spalletti, che lo aveva fortemente voluto, e l’arrivo di Antonio Conte hanno cambiato radicalmente il suo percorso. “Conte mi comunicò subito che non ero parte del progetto”, ha spiegato Nainggolan, apprezzando comunque la schiettezza del tecnico rispetto all’atteggiamento di Monchi.

L’ex mediano ha anche ricordato con una punta di ironia come, solo tre anni prima, lo stesso Conte avesse provato a convincerlo a trasferirsi al Chelsea, un’offerta che lui rifiutò per restare nella Capitale, così come declinò in seguito una ricca proposta dalla Cina.

Nainggolan ha poi difeso con forza il suo stile di vita, spesso oggetto di critiche. “Sono sempre stato lo stesso, sono un uomo vero in un mondo di falsi”, ha dichiarato, sottolineando di non doversi giustificare perché in campo ha sempre dato tutto, giocando spesso anche quando non era al meglio della condizione fisica.

Ha inoltre smentito categoricamente le voci che lo descrivevano come un elemento di disturbo all’interno degli spogliatoi, affermando di non aver mai avuto problemi con compagni o allenatori. Il suo principale rimpianto resta non aver vinto un trofeo con la maglia della Roma, un’impresa resa difficile dalla forza di una Juventus “imbattibile” e dalla necessità del club di cedere i migliori giocatori per ragioni di bilancio.

Nonostante l’età, si sente ancora competitivo. “Corro più di tanti giovani”, ha affermato, pur ammettendo di non amare la fatica degli allenamenti. Infine, ha chiarito che una recente vicenda giudiziaria che lo aveva coinvolto è stata archiviata. Nainggolan desidera essere ricordato come “un uomo vero”, una persona che, nel bene e nel male, potrà sempre guardarsi allo specchio.

Nota sulla produzione: questo contenuto è stato realizzato con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale ed è stato sottoposto a supervisione editoriale da parte della Redazione Cronachedi prima della pubblicazione.

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