Napoli, ricattava minorenni e bimbi per video hot: arrestato un 56enne

A Modena ragazzine si scambiano foto e video hot su WhatsApp e finiscono in Rete

LaPresse - Matteo Corner

NAPOLI – La polizia postale ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un uomo di 56 anni della provincia di Salerno, accusato di produzione di materiale pedopornografico e violenza sessuale a danno di minorenni. Il presunto pedofilo, secondo gli investigatori, si era presentato con una falsa identità digitale a vittime minorenni. A cui chiedeva, dopo averne carpito la fiducia, video ed immagini autoprodotte a sfondo sessuale. Ha utilizzato il materiale pedopornografico acquisito per ricattare le giovani vittime, indotte in alcuni casi a produrre ulteriori contenuti pornografici. Sarebbero stati coinvolti anche bimbi di 3 e 4 anni. Stando alla ricostruzione degli inquirenti, le vittime si erano opposte alle richieste, sempre più insistenti e pressanti. Ma il 56enne ha reagito minacciando di divulgare materiale compromettente. L’uomo avrebbe anche organizzato incontri con alcune delle sue vittime. Durante la perquisizione della polizia postale, hanno sequestrato materiale informatico.

A Modena ragazzine si scambiano foto e video hot su WhatsApp e finiscono in Rete

Centinaia di foto nude o seminude in casa e decine di video con momenti di autoerotismo che una sessantina di adolescenti iscritte a scuole superiori di Modena e Reggio Emilia si scambiavano dall’estate su una chat di WhatsApp sono state diffuse in Rete. Lo riporta Qn. Le immagini prima hanno cominciato a circolare su WhatsApp tra i ragazzi di una scuola modenese. Poi le hanno pubblicate su Internet, suddivise in cartelle con nomi e cognomi delle giovani. Un 17enne, fidanzato di una delle ragazze, si è rivolto all’associazione anti pedofilia ‘La Caramella buona’, il cui presidente, Roberto Mirabile, ha avvisato la polizia postale di Reggio Emilia. Per bloccare il link è necessaria una denuncia dei genitori delle minorenni. E una di loro, superata la ritrosia iniziale delle giovani, che avevano paura di dover spiegare tutto ai propri genitori, ha raccontato la vicenda al proprio padre.


(LaPresse)

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