Massimo Ambrosini ha sferrato un attacco frontale e senza sconti alla gestione della Nazionale italiana. L’ex centrocampista di Milan e Fiorentina, intervenuto nel corso di una recente intervista, ha usato parole durissime per commentare le scelte federali e la comunicazione adottata in momenti cruciali per il nostro calcio.
La sua analisi parte dalla gestione della squadra, definita imbarazzante a livello globale. “Quello che è stato raccontato in quei giorni è stato ridicolo”, ha esordito l’ex giocatore, manifestando tutta la sua frustrazione. “L’ho vissuta male perché è stata gestita in maniera orribile. Abbiamo fatto una figura pessima, anzi orribile, nei confronti del mondo, sia nella gestione sia nelle scelte”. Un sentimento di profondo disagio che, ha sottolineato, lo ha toccato nel vivo come cittadino. “È stato brutto e umiliante da italiano”.
Ambrosini ha poi espresso il suo parere sulla nomina del commissario tecnico, chiarendo la sua posizione. Pur riconoscendo il valore dell’allenatore scelto, la sua preferenza sarebbe ricaduta su altri profili. “Non avrei fatto la scelta di Mancini anche se è bravo”, ha spiegato, precisando che la sua non è una critica alla persona, ma una valutazione strategica. Ha comunque aggiunto: “Questo non vuol dire che non può portarci ai Mondiali”, lasciando aperta la porta ai risultati futuri ma ribadendo il suo dissenso sul metodo.
Il fulcro del suo ragionamento riguarda però la grande occasione mancata, quella rappresentata dalla coppia formata da Paolo Maldini e Leonardo. Per Ambrosini, loro erano la soluzione ideale per avviare una vera e propria rifondazione tecnica e dirigenziale. “Maldini e Leonardo erano la scelta migliore di Ranieri”, ha affermato con convinzione, indicandoli come il tandem più qualificato a guidare il nuovo corso azzurro.
Secondo l’ex mediano, il loro progetto era solido e la loro visione chiara, elementi che sono stati inspiegabilmente ignorati. “Avevano idee e progetti chiari. So che avrebbero fatto un lavoro di un certo tipo e mi auguro che possano portare avanti le loro idee altrove”. Per lui non ci sono dubbi: “Era la scelta giusta”.
La sua difesa si è estesa anche a un altro grande ex compagno di squadra, Andrea Pirlo, il cui nome era circolato per un possibile ruolo nello staff. Ambrosini ha criticato aspramente il modo in cui la sua candidatura è stata trattata. “Non avrei escluso a priori che Pirlo potesse fare un buon lavoro”, ha dichiarato, lamentando la narrazione tossica costruita attorno alla sua figura. “Hanno raccontato cose ridicole su di lui”, ha sentenziato, denunciando un approccio superficiale e dannoso.
L’affondo finale è una riflessione amara e generale sull’ambiente calcistico italiano, incapace secondo lui di valorizzare le proprie eccellenze. La sua frustrazione è culminata in una frase lapidaria e potentissima, che non lascia spazio a interpretazioni: “In Italia siamo delle bestie”. Una condanna netta a un sistema che, nelle sue parole, appare autodistruttivo e provinciale.










