L’elezione di Giovanni Malagò alla guida della FIGC ha segnato l’inizio di una potenziale rivoluzione per il calcio italiano. Il nuovo presidente ha ricevuto il mandato di rinnovare un sistema considerato in difficoltà, un compito che il suo predecessore, Gravina, non è riuscito a portare a termine. Simbolicamente, alcuni analisti hanno fatto notare come l’anagramma del cognome dell’ex presidente fosse “Rivanga”, suggerendo una tendenza a riproporre le stesse idee.
Il primo banco di prova per Malagò è la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale, una decisione cruciale per il futuro degli Azzurri. Per questo compito, la Federazione ha deciso di accantonare i consueti algoritmi e le analisi statistiche a favore di un metodo decisamente più insolito e antico, ispirato alla cabala: lo studio degli anagrammi, la pratica di trovare significati nascosti riarrangiando le lettere di una parola. Un approccio che, secondo fonti interne, avrebbe già dato indicazioni precise.
Il sogno di Malagò sarebbe stato quello di sorprendere tutti ingaggiando Pep Guardiola, considerato da molti il miglior allenatore al mondo. Tuttavia, questa ipotesi è stata subito scartata. L’anagramma associato al suo nome in relazione a un possibile arrivo in Italia (“Pep a Coverciano”) ha dato un responso ritenuto infausto: “Povero incapace”. Nonostante un paio di stagioni meno brillanti, la valutazione è sembrata eccessivamente severa per un tecnico del suo calibro, ma sufficiente a far desistere la dirigenza.
Un’altra opzione considerata è stata quella di un ritorno di Roberto Mancini, amico personale di Malagò. L’anagramma del suo nome, “Roberto Mancio”, è risultato incoraggiante: “Torno, cambierò”. Questa frase ha suggerito una disponibilità a tornare sui propri passi e a modificare il proprio approccio, un passo che sarebbe stato necessario dopo il suo controverso addio alla Nazionale, comunicato via PEC durante il periodo di Ferragosto per accettare una ricca offerta dall’Arabia Saudita.
Nonostante queste suggestioni, il candidato che ha convinto tutti è uno solo: Antonio Conte. Il suo profilo è emerso come il più forte e risoluto, una percezione rafforzata in modo inequivocabile dal suo stesso anagramma. Il cognome “Conte” si è infatti trasformato in “Neo ct”, un segnale interpretato come un vero e proprio destino. La sua esperienza e il suo carattere sono ritenuti gli elementi giusti per guidare la rinascita della squadra azzurra. La decisione finale verrà comunicata nelle prossime settimane.













