NOME E FOTO. Agguato al nipote del boss Licciardi: imboscata al rione Don Guanella

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Francesco Musto

NAPOLI – Un colpo di pistola esploso a bruciapelo, senza una parola e, almeno per ora, senza un movente apparente. Poi la fuga lampo tra le strade dell’area nord di Napoli. E’ ancora avvolto nel mistero il raid andato in scena nella notte tra lunedì e ieri nel rione Don Guanella, a Scampia. A finire nel mirino è stato Francesco Musto, 19 anni, raggiunto di striscio all’addome da un proiettile. L’episodio si è verificato in via Don Puglisi, nel cuore del rione. Secondo quanto raccontato dalla stessa vittima agli investigatori, il giovane si trovava per strada quando tre persone, tutte con il volto scoperto, gli si sarebbero avvicinate.

Una volta a distanza ravvicinata, senza pronunciare una parola, uno dei tre avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco. Un’azione rapidissima, seguita dalla fuga del commando. Musto è stato soccorso e trasportato al pronto soccorso del Cto. La ferita riportata all’addome, fortunatamente di striscio, non ha avuto conseguenze gravi. Dopo essere stato medicato, il 19enne è stato dimesso alcune ore più tardi con una prognosi di sette giorni.

Sul caso sono ora al lavoro gli uomini della Squadra Mobile guidati dal capo Mario Grassia e dal vice questore Silvia Marino, impegnati nel ricostruire ogni dettaglio dell’agguato e soprattutto nel tentativo di individuare un possibile movente. Al momento, infatti, la versione fornita dal giovane non consente di chiarire perché sia stato preso di mira. Gli investigatori stanno setacciando la zona alla ricerca di immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza, nella speranza che qualche telecamera abbia immortalato il passaggio del commando o le fasi precedenti e successive alla sparatoria.

A rendere ancora più delicata la vicenda è il contesto nel quale è maturato l’episodio. Da mesi l’area nord di Napoli è attraversata da una preoccupante escalation di violenza che coinvolge sempre più spesso ragazzi e giovanissimi. Scampia, Secondigliano e Miano sono al centro di una lunga sequenza di episodi, tra pestaggi, aggressioni e agguati, che alimentano il timore di una nuova stagione di tensioni tra gruppi criminali.

Nel caso di Francesco Musto, inoltre, gli investigatori non possono ignorare alcuni legami familiari considerati potenzialmente rilevanti. Il 19enne è infatti nipote di Giulia Musto, vedova di Vincenzo Esposito, indicato come braccio destro del boss Gennaro Licciardi, figura storica della criminalità organizzata napoletana. Un elemento che, pur non rappresentando di per sé una spiegazione dell’agguato, viene inevitabilmente valutato dagli investigatori nell’ambito degli accertamenti. Resta dunque da capire se quello di via Don Puglisi sia stato un episodio isolato oppure se rappresenti l’ennesimo tassello di una più ampia spirale di violenza. Per ora, però, non ci sono certezze. C’è un ragazzo di 19 anni ferito, un commando riuscito a dileguarsi e una serie di interrogativi ancora senza risposta.

Saranno le immagini delle telecamere, gli eventuali testimoni e gli ulteriori accertamenti della Squadra Mobile a stabilire cosa sia realmente accaduto nella notte nel rione Don Guanella e, soprattutto, perché Francesco Musto sia stato raggiunto da un colpo di pistola cinque mesi dopo l’agguato del 23 aprile scorso, quando all’indirizzo del giovane vennero esplosi proiettili in via Labriola. Anche allora venne medicato al Cto. E’ facile ipotizzare che tra i due raid ci sia un collegamento. Gli uomini della Squadra Mobile stanno lavorando proprio su questo.

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