La nomina di Roberto Mancini a commissario tecnico della Nazionale ha innescato un forte malumore tra i club di Serie A. Nonostante i comunicati ufficiali di benvenuto, le società hanno percepito la decisione del presidente federale Giovanni Malagò come un atto unilaterale, che ha minato un rapporto di fiducia nato solo pochi mesi fa.
I club della massima serie sono stati infatti decisivi per l’elezione di Malagò alla presidenza della FIGC, garantendogli un appoggio fondamentale. Ora, però, si sentono traditi nel metodo: una delle scelte più importanti per la ripartenza del calcio italiano è stata compiuta senza un reale percorso di condivisione.
Il dissenso è stato espresso formalmente durante il Consiglio federale dal presidente della Lega Serie A, Ezio Simonelli. Con un intervento da remoto, Simonelli ha manifestato il disappunto dei club per non essere stati consultati, sottolineando come sia dovere del presidente federale ascoltare le componenti. La replica di Malagò ha attribuito la rapida decisione su Mancini all’incalzare degli eventi, dopo aver inizialmente discusso con i club il profilo di Andrea Pirlo.
L’intervento di Simonelli ha trovato il sostegno di altri consiglieri di Lega, come Giuseppe Marotta e Giorgio Chiellini, e di altre componenti federali, tra cui Lega Pro e Dilettanti. Il malcontento è diffuso, ma per il momento non si è trasformato in un’opposizione esplicita.
La preferenza della Serie A era infatti orientata su un altro profilo: Antonio Conte, ritenuto l’uomo giusto per la sua capacità di leadership e per i successi ottenuti in carriera. I vertici federali non hanno però tenuto conto di questa indicazione, generando amarezza in chi fornisce la quasi totalità dei giocatori alla Nazionale.
Ad acuire la tensione sono state anche alcune dichiarazioni iniziali di Malagò, definite troppo prudenti dai club, che invece chiedono di accelerare il processo di rilancio. Per salvaguardare la stabilità del sistema, la Lega ha comunque diffuso una nota ufficiale di sostegno.
Nel comunicato, Simonelli ha rivolto gli auguri di buon lavoro a Mancini, sottolineando l’importanza di “guardare avanti con senso di responsabilità, unità e spirito di collaborazione” per sostenere la scelta del presidente. Una mossa diplomatica che nasconde una crepa profonda.
Questa distanza tra la presidenza FIGC e i club potrebbe essere colmata in futuro, ma rischia anche di trasformarsi in una frattura insanabile. Sebbene lo scenario sia al momento lontano, la Lega Serie A, insieme ad altri consiglieri, avrebbe i numeri per presentare una mozione di sfiducia. Per ora, non è stata fissata alcuna assemblea per discutere della questione, ma la delusione resta un elemento tangibile che peserà sui futuri equilibri politici del calcio italiano.


