Omicidio a Poggioreale, la fuga disperata dal balcone e il colpo di grazia: arrestati i killer del clan Contini

155
Operazione della polizia
Operazione della polizia

NAPOLI – Un’esecuzione spietata, decisa per futili e abietti motivi di potere e consumata con la freddezza di un commando di morte. E una fuga disperata, terminata in tragedia sull’asfalto, prima del colpo di grazia alla testa. Si chiude il cerchio, a più di due anni di distanza, sul brutale omicidio di Raffaele Cinque, avvenuto all’alba del 21 gennaio 2024. Alle prime luci di questa mattina, la Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Napoli, ha stretto le manette ai polsi di tre soggetti pluripregiudicati, ritenuti i sicari che portarono a termine quella sanguinaria missione di morte.

L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, li inchioda alle loro responsabilità: sono gravemente indiziati di omicidio pluriaggravato e porto abusivo di almeno due pistole. Un’azione di morte, aggravata dalla premeditazione, dai motivi abietti e, soprattutto, dalle modalità mafiose previste dall’articolo 416 bis.1, poiché eseguita per agevolare gli interessi del potente clan Contini, colonna portante della cosiddetta “Alleanza di Secondigliano”.

Le indagini, condotte con meticolosa pazienza dalla Squadra Mobile di Napoli e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia, hanno ricostruito fotogramma per fotogramma l’agguato mortale. Erano le 6:00 del mattino quando il commando, composto da quattro persone, fece irruzione nell’abitazione della vittima, in Via Dello Scirocco, nel cuore del quartiere Poggioreale. I killer non diedero scampo a Cinque, esplodendo contro di lui una pioggia di proiettili. Almeno nove colpi, secondo la ricostruzione balistica. Ferito in più parti del corpo, Raffaele Cinque, in un disperato e istintivo tentativo di salvarsi la vita, cercò una via di fuga impossibile. Si lanciò dal balcone della cucina, ma la caduta fu rovinosa. Precipitato al suolo, inerme e ferito, divenne un bersaglio ancora più facile. Uno dei sicari, senza alcuna pietà, gli si avvicinò e gli esplose un ultimo, fatale colpo d’arma da fuoco alla testa, un vero e proprio colpo di grazia per assicurarsi che la sentenza di morte fosse eseguita.

Ma perché Raffaele Cinque doveva morire? La vittima non era uno sconosciuto per gli inquirenti. Con numerosi precedenti per reati associativi, era considerato un elemento organico al gruppo criminale operante nella zona della Stadera, sempre a Poggioreale, un’area sotto il controllo egemone del clan Contini. L’omicidio, secondo gli investigatori, sarebbe stato l’epilogo violento di una faida interna. Un regolamento di conti scaturito da insanabili contrasti sulla gestione delle piazze di spaccio e delle altre attività illecite nella zona. A contrapporsi a Cinque erano esponenti di spicco della famiglia BOVE, meglio noti nell’ambiente criminale con il soprannome di “Polpetta”, gestori diretti del narcotraffico proprio in Via dello Scirocco e contigui al gruppo della Stadera. Una guerra per il controllo del territorio, combattuta all’ombra dello stesso clan, che ha richiesto una punizione esemplare per ristabilire gerarchie e potere.

L’operazione di oggi non si è limitata ai tre arresti. Sin dalle prime ore del giorno, il quartiere Poggioreale è stato cinto d’assedio dagli agenti, che hanno eseguito decine di perquisizioni domiciliari a carico di pregiudicati della zona, setacciando abitazioni, garage e pertinenze alla ricerca di armi e droga, per smantellare ulteriormente l’infrastruttura logistica del clan.

Si precisa, come da prassi, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in fase di indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a sentenza definitiva e avranno facoltà di ricorrere ai mezzi di impugnazione previsti dalla legge.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome