Alejandro “Papu” Gomez è tornato a parlare della sospensione di due anni per doping, un evento che ha segnato profondamente la sua carriera. L’argentino, campione del mondo nel 2022, ha raccontato il crollo psicologico seguito alla sentenza definitiva e il difficile percorso intrapreso per ritrovare l’equilibrio.
Attualmente è impegnato in un intenso programma di riabilitazione per recuperare da un’operazione alla caviglia. “Duecento chilometri al giorno per essere pronto il 10 luglio per il Padova”, ha dichiarato, spiegando di aver dovuto “pulire” l’articolazione da osteofiti che lo costringevano a giocare con le infiltrazioni.
Nonostante le difficoltà fisiche, l’attaccante ha confermato la sua volontà di continuare la sua avventura in biancorosso. “Ho un altro anno di contratto e a Padova sto bene, qui sta bene la mia famiglia. Non ho intenzione di andarmene, sto lavorando forte e conto di essere pronto per il ritiro”.
Riguardo la squalifica, ha definito la vicenda “quasi un film”, nata dall’assunzione involontaria di uno sciroppo del figlio. L’esperienza lo ha portato a una dura riflessione sul mondo del calcio, descritto come “un circo” di ego e opportunismo.
“In questo ambiente, quando tutto va bene sei circondato da quelli che chiamo gli amici del campione”, ha spiegato Gomez. Dopo la sospensione, ha visto molte persone sparire, una delusione che gli ha però permesso di capire chi fossero i suoi veri affetti.
Il colpo psicologico è stato più duro di qualsiasi infortunio fisico. L’atleta ha ammesso di aver pensato di smettere di giocare, ma si è scontrato con un muro normativo. “Volevo studiare per fare l’allenatore o il procuratore, ma non potevo perché sospeso per doping. Una follia, invece di aiutarti ti tagliano fuori da tutto”.
Per superare il periodo buio, ha intrapreso un percorso di terapia con un analista argentino durato circa sei mesi. “Non mi serviva sfogarmi, solo consigli per la mia quotidianità”, ha detto. Fondamentale è stato il supporto della moglie Linda, che studia psicologia: “Mi ha aiutato a capire che faticavo a vivere nel presente”.
Il suo obiettivo è tornare in campo per il ritiro precampionato del Padova, sentendo che le otto partite giocate finora non sono sufficienti. A 38 anni, ciò che lo spinge ad andare avanti è la pura passione per il gioco. “Quando annuso il profumo dell’erba entrando in campo, sento che lì sono ancora felice”.
Infine, ha condiviso uno sguardo al passato senza rimpianti, non pensando alle mancate occasioni con grandi club. “Più di 300 partite in Serie A, forse ho fatto un pezzettino di storia nel calcio italiano. Per me è il massimo così”, ha concluso, esprimendo piena soddisfazione per la sua carriera.








