Porto Recanati: ENPA chiede giustizia per i 55 cani

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Giustizia animali
Giustizia animali

L’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA) ha partecipato, insieme ad altre associazioni, al corteo organizzato a Porto Recanati per non dimenticare l’uccisione di 55 cani in località Scossicci.

Questo episodio di crudeltà ha avuto una forte risonanza a livello nazionale, ma secondo gli animalisti rappresenta la punta di un iceberg di problemi più radicati e profondi. Le responsabilità, infatti, non sarebbero solo dei colpevoli diretti del crimine. L’accaduto è stato descritto come il frutto di una politica e di istituzioni che per lungo tempo non sono intervenute per reprimere fenomeni di illegalità ben noti sul territorio.

In seguito a questi fatti, l’ENPA ha lanciato un appello diretto al Presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli. La prima richiesta è stata quella di costituirsi parte civile nel futuro procedimento penale contro i responsabili. È stato sottolineato come questo crimine abbia leso anche l’immagine turistica di una regione che si presenta come rispettosa della legalità e degli animali.

Ancora più importante, l’associazione ha sollecitato il Governatore ad avviare, tramite gli assessorati competenti, una vasta campagna di controlli sui cani presenti sul territorio regionale. Le verifiche richieste dovrebbero concentrarsi in particolare sugli animali detenuti da cacciatori e da specifici allevatori, un ambito identificato come una criticità sistemica che non può più essere ignorata.

L’episodio di Porto Recanati non sarebbe un caso isolato. Sono stati citati precedenti come il ritrovamento di cani da caccia lasciati senza cure in un box a Sassoferrato, dove un animale è morto di stenti, e le continue segnalazioni di maltrattamenti e incuria che gravitano proprio attorno al mondo venatorio.

Secondo le associazioni, in certi contesti gli animali vengono considerati semplici strumenti di cui è possibile disfarsi, anche su commissione, una volta che non sono più utili allo scopo per cui vengono detenuti. È stato evidenziato come la Regione sia composta da molti piccoli comuni che, per varie ragioni, spesso non applicano i controlli e le sanzioni previste dalla legge.

Le norme per la tutela degli animali esistono, sia nel Codice Penale (articoli 544-bis e 544-ter) sia nella Costituzione, ma si registra una generale mancanza di determinazione nell’affrontare seriamente problemi come il maltrattamento, il randagismo e la mancata microchippatura obbligatoria.

L’appello finale alla Giunta regionale e al Presidente Acquaroli è stato quello di non ignorare più la situazione e di collaborare con le associazioni per costruire un percorso virtuoso. Il silenzio istituzionale di fronte a questi eventi è stato definito “inaccettabile”.

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