Presidenza FIGC: Malagò e Abete si sfidano in tv

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Cronache sport calcio
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Il confronto elettorale per la presidenza della FIGC si è infiammato durante un’intervista televisiva che ha messo di fronte i due candidati, Giovanni Malagò e Giancarlo Abete. Nel corso del dibattito sono emerse nette divergenze su temi cruciali per il futuro del calcio italiano, dalla guida tecnica della Nazionale alla struttura dei campionati.

Riguardo alla scelta del prossimo commissario tecnico, Malagò ha posto l’accento sulla necessità di una figura che si innamori del progetto e sia pronta a dare il massimo. Ha affermato con decisione che la Federazione non può permettersi un altro errore nella selezione, sostenendo che chiunque sbagli la scelta dovrà assumerne la responsabilità e dimettersi in caso di fallimento sportivo.

Di opinione differente Giancarlo Abete, che ha risposto all’ipotesi Guardiola valorizzando le risorse interne. Secondo lui, esistono numerosi allenatori italiani di grande qualità, anche tra quelli che hanno vinto all’estero, perfettamente in grado di guidare la Nazionale e creare la giusta alchimia di gruppo nonostante il poco tempo a disposizione per allenare.

Un altro tema centrale del confronto è stato il progetto di riforma della Serie A, con la proposta di riduzione del numero di squadre a 18. Malagò ha spiegato che questa sarebbe la soluzione ideale, sostenuta anche dai grandi club, ma ha riconosciuto la forte opposizione delle squadre che lottano per la salvezza, rendendo complessa una decisione.

Ha inoltre aggiunto un’osservazione sui campionati esteri, notando che, ad eccezione di Francia e Germania, le leghe dei Paesi che vincono a livello di club e nazionali sono a 20 squadre. Ha citato l’esempio dell’Inghilterra, dove si giocano addirittura due coppe nazionali, suggerendo che la lamentela sul poco tempo a disposizione sia un problema comune a cui bisogna sapersi adattare.

Sul fronte della valorizzazione dei giovani talenti, Abete ha proposto una soluzione concreta: incentivare economicamente i club che impiegano calciatori italiani. Ha suggerito che questi fondi potrebbero provenire da una quota dei diritti televisivi, distribuiti tramite una legge dello Stato, premiando chi schiera giovani selezionabili per la Nazionale su un modello simile a quello già applicato in Serie C.

Infine, non sono mancate le frecciate personali. Interrogato su possibili sorprese riguardo la sua eleggibilità, Malagò ha dichiarato di non aspettarsene, pur aggiungendo con ironia di fare fatica a non aspettarsi imprevisti. Ha anche menzionato il suo rapporto decennale con il ministro per lo Sport Abodi, sottolineando che da parte sua nulla è cambiato.

Dal canto suo, Abete ha replicato a chi lo considera sfavorito, affermando che in una competizione elettorale è fisiologico che ci sia un vincitore e un perdente. Ha escluso un passo indietro, sostenendo che la logica democratica impone di credere nel confronto fino alla fine e ha concluso notando come, finora, nessuno abbia lavorato concretamente su programmi condivisi.

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