Qatargate, io accuso!

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Vincenzo D'Anna
Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Vincenzo D'Anna

E’ trascorso da poco l’anniversario del 13 gennaio 1898 giorno in cui lo scrittore francese Emile Zola, dalle colonne del giornale “L’Aurore”, denunciò pubblicamente i persecutori del capitano Alfred Dreyfus. In quella lettera aperta, indirizzata al presidente della Repubblica transalpina dell’epoca, il grande intellettuale elencò le illegittimità, le irregolarità e le illegalità commesse nel corso del processo che vide l’ufficiale dell’Esercito condannato per alto tradimento. Una denuncia forte e diretta, quella di Zola, che ruppe, con il suo celebre “J’accuse”, il muro omertoso e codino dei suoi tanti colleghi e della stessa stampa francese, e che ben presto portò un tale scalpore da rideterminare il processo facendo venire alla luce il fatto che alla base della sentenza di condanna c’era stato un pregiudizio razziale contro l’ebreo Dreyfus piuttosto che un giudizio sereno su fatto veri e provati.

Zola era ben noto e famoso, in quell’epoca, ed il suo naturalismo (la denuncia sociale può migliorare la realtà delle cose) fece proseliti in tutta Europa a cominciare dall’Italia ove tale pensiero fu ribattezzato “Verismo”. Un’eco culturale che impegnava le menti più colte ed elette. Un fattore di stimolo per migliorare se non modificare le condizioni misere e disagiate delle classi meno abbienti. Da quel tempo molti sono stati i letterati, gli artisti, i filosofi ed i tecnici, che hanno utilizzato le prestigiose conquiste dello scibile umano per metterle al servizio delle lotte sociali. Un modus operandi che si è perpetuato anche nel XX secolo quando però si è esorbitato quel compito finendo al servizio delle ideologie dominanti (e poi nei partiti di massa). Ma questa è altra vicenda. Insomma più alta e nobile è la figura di chi denuncia più forte è la denuncia stessa perché non sospetta di poter essere asservita a scopi e finalità particolari. Il secolo che viviamo si nutre di intellettuali che teorizzano il pensiero debole ed ancor più flebile pare la nobiltà ed il disinteresse delle loro “segnalazioni”. Oggi, infatti, buona parte di questi è schierata ed annoverata tra i partigiani di determinate correnti politiche ove si utilizza più la notorietà acquista che il prestigio conquistato nel campo del sapere, si diventa più telegenici che maestri, più temibili per gli strumenti utilizzati (giornali, tv, social) che per gli alati pensieri.

Se così non fosse qualcuno si sarebbe pur scosso innanzi al clamore dello scandalo denominato “Qatargate”, che i telegiornali ci propinano quotidianamente con notizie che hanno la deprecazione e la condanna incorporata, che aizzano i giustiziasti di ogni colore a chiedere condanne esemplari per gli indagati. Meglio ancora se questi sono stati o tutt’ora rivestono ruoli politici addirittura a livello europeo. Non si va per il sottile quando compaiono decine di migliaia di banconote in valige pronte ad essere trasferite come prova di intrallazzi o di reati colti in fragrante. Quel danaro sarebbe stato sborsato da due Stati sovrani, il Qatar ed il Marocco, ad europarlamentari già battezzati “corrotti”, per una finalità che a ben vedere non viola alcun codice penale né danneggia concretamente gli interessi pubblici (o le casse degli Stati membri Ue).

Quale sarebbe allora il reato? Nessuno lo spiega in concreto neanche i magistrati belgi che pure indagano sul caso. La spiegazione al momento è di tipo deontologico e moralistico per i politici ed i funzionari UE presumibilmente coinvolti. Ed il caso consisterebbe nell’aver “scovato” soggetti che, altrove, si chiamano rappresentanti di lobby, portatori d’interesse o stakeholder. Soggetti regolarmente autorizzati per frequentare gli ambienti decisionali della politica, per informare, illustrare ed orientare le scelte delle assemblee. Insomma questi “sospetti”, da mesi esposti alla gogna mediatica, avrebbero ricevuto finanziamenti per promuovere l’immagine all’estero di quei due Paesi. Alcuni come l’europarlamentare italiano Andrea Cozzolino avrebbe pronunciato qualche mezzo giudizio sui progressi in campo civile e politico fatti registrare dal Qatar, lo Stato in cui di recente si sono svolti i mondiali di calcio. Badate bene: non un atto, una legge, che potesse favorire quei paesi, ma…legittime opinioni. Moralmente e politicamente anche discutibili ma non perseguibili. Chi lancia il J’accuse?

*già parlamentare
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