Raffaele Ranucci, capodelegazione della spedizione azzurra a Usa ’94, ha ricordato la storica finale mondiale e il suo rapporto con Franco Baresi. Rivedendo la foto iconica dell’abbraccio con il capitano in lacrime dopo la sconfitta contro il Brasile, Ranucci ha espresso la sua commozione: “È come se si fosse spezzato un filo, una storia, un ricordo”.
Per Ranucci, Baresi ha rappresentato “il calcio stesso, la Nazionale, la maglia, il rispetto”. L’ex dirigente ha sottolineato come il capitano fosse un pilastro per la squadra, un uomo misurato i cui silenzi erano eloquenti. “A quel Mondiale c’erano allenatori straordinari come Sacchi e Ancelotti, e un team manager come Gigi Riva, ma Baresi era per tutti un punto di riferimento. Se siamo arrivati in finale, molto del merito è suo”.
Un aneddoto rivela la sua influenza tattica. Dopo la prima partita persa, Ranucci cenò con lui e gli chiese un’opinione. “Mentre tagliava il filetto, iniziò a ragionare su come dovesse essere messa la difesa, su quello che andava cambiato”. Queste riflessioni, ha spiegato Ranucci, sono state poi trasmesse a Sacchi, “che lo ascoltava veramente”, contribuendo a rimettere la squadra in carreggiata. Lo sguardo del capitano era sufficiente a trascinare il gruppo.
Il 17 luglio 1994 a Pasadena, Baresi giocò una finale straordinaria, nonostante fosse reduce da un’operazione al ginocchio. “Nessuno si aspettava potesse recuperare, ma lui si allenò sempre come se dovesse giocare”, ha ricordato Ranucci, elogiando “l’eleganza e la forza con cui usciva dalla difesa palla al piede”. Dopo una partita incredibile, arrivarono i rigori.
Baresi sbagliò il primo tiro e sprofondò nello sconforto. In quel momento, Ranucci lo strinse a sé dicendogli: “Soltanto i grandi campioni si assumono grandi responsabilità”. Un gesto che colpì l’intero Paese. Poco dopo, l’allora sottosegretario Gianni Letta lo chiamò per ringraziarlo: “Hai dato l’abbraccio che avremmo voluto dare tutti noi italiani”.
Secondo Ranucci, in Baresi prevalse il rammarico per aver negato la vittoria all’Italia, un pensiero che ha definito “sbagliatissimo”, poiché il suo non fu l’unico errore e “senza di lui a quella gara non saremmo mai arrivati”. Fuori dal campo, Baresi è stato descritto come un uomo “tutto d’un pezzo”, un grande signore dedito alla famiglia.
Ranucci ha poi riflettuto sulla sua figura nel calcio attuale, dominato dall’apparenza e dai social media. “Si sarebbe trovato certamente malissimo. In questo mondo che è soprattutto ostentazione, lui era l’opposto, era sostanza”. L’unico giocatore in cui Ranucci rivede l’atteggiamento e il rispetto dei valori di Baresi è Luka Modrić. La grandezza del capitano, ha concluso, risiede nel suo lascito duraturo, riconosciuto anche dai giovani: “Baresi resterà sempre Baresi”.





