La prima semifinale tutta italiana in un torneo del Grande Slam non si è disputata. Flavio Cobolli ha raggiunto la sua prima finale Slam a seguito del forfait di Matteo Arnaldi, fermato da un problema intestinale che gli ha impedito di giocare. Una delusione per il tennis italiano, ma una qualificazione che proietta Cobolli nell’atto conclusivo del Roland Garros.
Con grande professionalità, il tennista ha deciso di non perdere il ritmo in vista della sfida per il titolo. È sceso così sul prestigioso campo Philippe Chatrier per una sessione di allenamento di circa un’ora, un modo per prendere confidenza con il palcoscenico della sua partita più importante e per salutare i tanti tifosi presenti.
L’atmosfera sulle tribune, nonostante l’assenza della partita, si è trasformata in una celebrazione per il risultato più importante nella carriera dell’azzurro. Cobolli ha risposto al calore del pubblico con sorrisi e un atteggiamento disteso, godendosi il momento tra gli applausi e gli sguardi orgogliosi del suo team.
Il culmine della sessione è arrivato con un gesto inaspettato. L’atleta ha notato l’entusiasmo di uno spettatore e lo ha invitato a scendere in campo per scambiare qualche colpo. Un momento di allegria che il tifoso difficilmente dimenticherà, trasformando un allenamento in un ricordo speciale per tutti i presenti.
Ad assistere all’allenamento c’era anche un volto noto, l’amico Edoardo Bove, calciatore della Roma, con cui Cobolli ha condiviso un passato nelle giovanili giallorosse. La presenza dell’amico ha aggiunto un tocco familiare a una giornata storica. Per preservare la concentrazione, Cobolli ha poi proseguito la serata mantenendo la propria routine, con una cena nel suo solito ristorante.
L’appuntamento è ora con la finale contro Alexander Zverev. “Non so se non aver giocato mi aiuterà, ve lo dirò dopo la partita”, ha commentato l’azzurro, che affronterà la sfida con nella mente l’immagine di un tifoso che sventolava la bandiera italiana, un’iniezione di fiducia per la partita più importante della sua carriera, con un pensiero alla sfortuna del connazionale Arnaldi.






