Radja Nainggolan, doppio ex della sfida tra Roma e Inter, ha concesso un’intervista in cui ha ripercorso alcuni dei momenti più significativi della sua carriera, con un’attenzione particolare al suo addio dal club giallorosso.
Analizzando il big match dell’Olimpico, il centrocampista belga ha previsto una partita ‘bella tosta’, giocata tra due squadre che amano un calcio propositivo. Secondo la sua visione, l’Inter rimane la squadra più forte e completa del campionato, senza rivali per organico in Italia. Nonostante questo, ha sottolineato come la Roma abbia raggiunto una stabilità e un’identità precise, auspicando che la squadra non risenta della pressione e indicando in Dybala il potenziale ago della bilancia.
Il discorso si è poi spostato su una nota più personale, venata di nostalgia. Il ‘Ninja’ ha confessato di sentire ancora forte il desiderio di scendere in campo per partite di tale livello, convinto di essere in forma e di poter trovare un posto come trequartista o mezzala. Questa voglia è riemersa durante una sua recente visita allo stadio: ‘Sono stato all’Olimpico per Roma-Fiorentina, accidenti se mi prendeva la voglia di infilarmi le scarpette’, ha dichiarato.
Il legame con la Roma è rimasto indissolubile. ‘A Roma ho lasciato il cuore, con tutto il rispetto per l’Inter’, ha ammesso, spiegando che quello giallorosso è stato il posto dove si è espresso al massimo e da cui non sarebbe mai andato via. La responsabilità della sua partenza è stata attribuita in modo netto a Monchi, accusato di aver messo in atto un vero e proprio ‘doppio gioco’. ‘Mi chiedeva consigli sul mercato e intanto trattava per vendermi’, ha rivelato il giocatore, che pur comprendendo la logica di smantellare il gruppo creato da Sabatini, si è sentito tradito.
Questo modus operandi non è stato un caso isolato. Il belga ha ricordato come Monchi abbia usato lo stesso sistema con Edin Dzeko, provando a cederlo al Chelsea. ‘Venivamo dalla semifinale di Champions, eravamo una grande squadra’, ha spiegato, rimarcando il rammarico per la mancata crescita di quel gruppo e per non aver vinto nulla, complice una Juventus ‘imbattibile’ e la necessità del club di cedere i migliori per sistemare i conti.
Infine, il passaggio all’Inter è stato segnato da un contesto diverso. Il suo percorso in nerazzurro ha pagato l’addio di Luciano Spalletti. Con l’arrivo di Antonio Conte, tutto è cambiato. A differenza di Monchi, però, l’allenatore è stato subito diretto. ‘Mi comunicò che non ero parte del progetto’, ha raccontato Nainggolan, ‘e io ne rispettai la valutazione’. Una franchezza apprezzata, forse figlia anche di vecchi trascorsi, come quando il centrocampista rifiutò la Juventus di Conte per restare a Roma.









