Roma: sul Tevere un hub per la biodiversità fluviale

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Biodiversità fluviale
Biodiversità fluviale

A Roma, sul Tevere, è stato inaugurato il Marevivo Floating Hub, un polo didattico-scientifico galleggiante dedicato alla salvaguardia dell’ambiente fluviale. La struttura si propone come un centro innovativo per la ricerca e il monitoraggio, con l’obiettivo di sensibilizzare e coinvolgere attivamente la cittadinanza nella tutela del fiume.

Il progetto è nato dalla collaborazione tra la Fondazione Marevivo e il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), nell’ambito delle iniziative promosse dal National Biodiversity Future Center (NBFC) e finanziate con i fondi NextGeneration EU del PNRR. L’hub rappresenta il primo punto di accesso, fisico e digitale, dedicato alla biodiversità in Italia, e punta a trasformare cittadini, studenti e volontari in collaboratori attivi di docenti e ricercatori.

La sostenibilità è il pilastro del Marevivo Floating Hub. L’imbarcazione è stata costruita interamente in legno proveniente da foreste certificate PEFC e coibentata con lana di pecora. L’indipendenza energetica è garantita da un impianto fotovoltaico, una turbina eolica e una turbina idraulica che sfrutta la corrente del Tevere.

Questo esempio virtuoso ha già prodotto un risultato concreto: la nascita di “Un fiume di energia”, la prima comunità energetica rinnovabile (CER) sorta sul Tevere. L’iniziativa coinvolge le imbarcazioni ormeggiate fino a Ponte Margherita e ha visto anche l’adesione del vicino Museo Explora.

Il progetto è il frutto di una rara convergenza di intenti. Come ha spiegato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, il CNR cercava una sede per il suo centro sulla biodiversità fluviale, mentre il Comune di Roma ha bonificato l’area adiacente, trasformando una discarica in un’oasi naturalistica. La Regione Lazio ha contribuito installando barriere e imbarcazioni spazzamare per la raccolta dei rifiuti.

Il percorso non è stato semplice. La realizzazione del nuovo hub ha richiesto una complessa opera di bonifica dei fondali, da cui sono state rimosse circa 60 tonnellate di rifiuti di ogni genere, tra cui biciclette, transenne e persino una barca. L’iniziativa è nata dalla tenacia della Fondazione Marevivo, che ha superato la perdita della precedente struttura, affondata nel 2010.

Dal punto di vista scientifico, il CNR utilizzerà l’hub come un laboratorio avanzato. Mario Sprovieri, direttore dell’ISMAR-CNR, ha annunciato che la struttura sarà dotata di sensori all’avanguardia collegati ai satelliti per un monitoraggio continuo del Tevere, considerato un ecosistema di riferimento a livello europeo. L’obiettivo è “portare la scienza in azione”, come ha sottolineato il presidente del CNR, Andrea Lenzi.

L’importanza di agire sui fiumi per proteggere il mare è stata ribadita dall’esploratore Alex Bellini, che ha definito i corsi d’acqua come “arterie che trasportano l’inquinamento”. Il Marevivo Floating Hub si pone quindi come un modello di azione concreta, dimostrando che la collaborazione tra istituzioni, ricerca, imprese e terzo settore può generare un cambiamento reale e un valore non solo economico, ma anche sociale e ambientale.

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