S. Rossi: “Baresi un gigante, il mio capitano”

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Cronache sport calcio
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Sebastiano Rossi, ex portiere del Milan degli Invincibili, ha ripercorso in una lunga intervista il suo rapporto speciale con Franco Baresi. Un legame profondo che andava oltre il campo, unendo il portiere al suo capitano, definito un maestro e un amico fraterno.

Rossi ha descritto Baresi come il cuore pulsante di quel Milan, una figura umile e attenta che trasmetteva serenità a tutta la squadra. Il comando del capitano non passava mai attraverso urla o gesti plateali.

“Bastavano uno sguardo, un’occhiata”, ha ricordato Rossi, sottolineando come Baresi non alzasse mai la voce se non per sistemare la posizione di un compagno. La difesa si muoveva con un “pilota automatico” orchestrato dalla sua leadership silenziosa ma assoluta, capace di semplificare anche le situazioni più complesse.

In campo, Franco Baresi era “un gigante, qualcosa di enorme, di superiore”. L’ex portiere ha confessato di rivedere ancora oggi le giocate del suo capitano, chiedendosi come riuscisse a compiere recuperi “che non si vedono nemmeno alla PlayStation”. Una grandezza che, secondo Rossi, rendeva la difesa del Milan una fortezza blindata.

Il rapporto ha avuto un impatto decisivo anche sulla crescita professionale di Rossi. Noto per il suo carattere irascibile, l’ex portiere ha rivelato come i consigli di Baresi siano stati fondamentali. “Mi diceva: ‘Seba, piano, rallenta’. Grazie ai suoi suggerimenti sono migliorato e ho fatto parate incredibili”, ha spiegato.

I ricordi spaziano dai primi incroci in campo, quando Rossi giocava nel Cesena e ricevette i complimenti di Baresi, fino al suo esordio nel Milan, avvenuto proprio in un derby vinto 1-0. Dopo una rara sconfitta, fu il capitano a rincuorarlo: “Stai tranquillo, ne vincerai tante. Noi siamo il Milan”.

Un legame consolidato anche fuori dal campo, con i due sempre seduti vicini in pullman, nei posti dietro all’allenatore, per anni. Quella mentalità vincente si forgiava ogni giorno a Milanello, con allenamenti intensi dove Baresi era il primo a dare l’esempio con una parola d’ordine chiara: “Mai mollare, soprattutto quando si vince”.

Il legame tra i due era così forte da riaffiorare ancora oggi con grande emozione. Rossi ha condiviso il ricordo di un sogno recente. “Ho sognato che eravamo in campo e ridevamo. Poi mi ha sorriso e mi ha detto: ‘Ciao Seba, io devo andare’. Mi sono svegliato e mi sono messo a piangere”.

Un’immagine che testimonia la profonda nostalgia per un’era irripetibile e per un rapporto unico. Questa connessione si manifestava anche all’ingresso in campo: Baresi davanti, Rossi subito dietro. “Lui proteggeva me, io lui. Nessuno doveva toccare il mio capitano”, ha concluso Rossi.

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