CASERTA – Trentacinque opere della sanità territoriale campana, tra case e ospedali di comunità, per un valore complessivo di 99.095.675 euro, escono dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza quando la corsa verso le scadenze europee è ormai agli sgoccioli. Accade in Campania. Ventisette le Case della Comunità. Otto gli Ospedali di Comunità. Quasi cento milioni di euro di investimenti che non saranno più finanziati dal PNRR ma dovranno trovare copertura attraverso altre risorse europee.
Chi lo dice? È tutto nero su bianco nelle ultime delibere regionali. Eppure la vicenda è passata quasi sotto silenzio. Nessuna vera discussione politica. Nessuna denuncia o dibattito pubblico degno della portata dell’operazione. Nulla sui giornali. Nessuna spiegazione dettagliata sulle ragioni che hanno portato a una delle più rilevanti revisioni del programma sanitario regionale dall’avvio del PNRR. Perché?
LE CARTE
La storia viene fuori da una sequenza di atti amministrativi che ricostruiscono l’intera vicenda.
La programmazione originaria della Missione 6 Salute viene recepita dalla Regione Campania con la DGR n. 249 del 24 maggio 2022. Successivamente il quadro viene aggiornato dalla DGR n. 299 del 21 giugno 2024, dalla DGR n. 624 del 21 novembre 2024 e dalla DGR n. 34 del 31 gennaio 2026.
La svolta arriva con la Delibera n. 121 del 20 marzo 2026: la Giunta Fico prende atto della rimodulazione del programma e dispone l’uscita dal perimetro PNRR di 27 Case della Comunità e 8 Ospedali di Comunità per un valore complessivo di 99,1 milioni di euro.
Poche settimane dopo, con la Delibera di Giunta Regionale n. 185 del 17 aprile 2026, gli stessi interventi vengono ricollocati nel Programma Regionale FESR Campania 2021-2027 e dotati di una nuova copertura finanziaria.
Le opere, dunque, non vengono cancellate. Cambiano però fonte di finanziamento. E non potrebbe essere altrimenti. Ma è proprio qui che nasce il problema politico e amministrativo.
LE 35 OPERE CHE ESCONO DAL PNRR
I numeri contenuti negli allegati consentono di ricostruire con precisione la geografia dell’operazione.
Dal PNRR escono:
- 27 Case della Comunità per 72,8 milioni e rotti di euro;
- 8 Ospedali di Comunità per 26,2 milioni e rotti di euro.
Totale: 35 interventi e 99,1 milioni di euro.
La distribuzione territoriale è tutt’altro che uniforme.
ASL Salerno
16 Case della Comunità e 5 Ospedali di Comunità per un totale di 21 interventi per un valore complessivo di 62,4 milioni di euro.
Tra i comuni interessati figurano, nel sostanziale silenzio dei sindaci: Sala Consilina, Teggiano, Sapri, Bellizzi, Pontecagnano Faiano, Tramonti, Angri, Capaccio-Paestum, Mercato San Severino, Castel San Giorgio, Acciaroli, Cava de’ Tirreni, Giffoni Sei Casali, Oliveto Citra e Centola.
ASL Caserta
4 Case della Comunità e 3 Ospedali di Comunità per un totale di 7 interventi ed un valore complessivo di 19,1 milioni di euro.
I Comuni? Piedimonte Matese, San Tammaro, Marcianise, Roccaromana.
ASL Napoli 3 Sud
7 Case della Comunità per un valore complessivo di 17,5 milioni di euro.
I comuni interessati sono Cicciano, Sant’Anastasia, Saviano, Cercola, Ercolano, Palma Campania e Pollena Trocchia.
Il dato che però salta subito agli occhi è che proprio la patria dell’ex governatore campano Vincenzo De Luca concentra oltre il 63 per cento dell’intero valore economico delle opere uscite dal PNRR. Quasi due euro su tre.
Una circostanza che merita attenzione non soltanto tecnica ma anche politica, considerato il peso che la provincia di Salerno ha storicamente assunto nella passata consiliatura regionale.
Il paradosso dei paradossi, al limite della beffa?
Il 26 maggio scorso apprendiamo che proprio l’Asl di Salerno si è vista attribuire il premio “Innovazione Digitale in Sanità” dell’Osservatorio Sanità del Politecnico di Milano, grazie all’istituzione dei cosiddetti “Ambulatori virtuali di Comunità”.
LE DELIBERE SPIEGANO COSA SUCCEDE. NON SPIEGANO DAVVERO PERCHÉ.
A questo punto qualche domanda scomoda sembrerebbe lecita.
Se non altro perché le delibere descrivono con precisione l’operazione finanziaria, ci dicono quali opere vengono spostate, come e con quali capitoli vengono rifinanziate, ma non dicono nulla, o quasi, almeno non in modo analitico e intervento per intervento, sul perché quelle opere non siano più rimaste nel perimetro PNRR.
E allora:
- chi rinuncerà ai fondi FESR che dovranno coprire queste opere ex PNRR?
- Quali sono le ragioni concrete per le quali si è proceduti allo stralcio?
- Cantieri che hanno accumulato ritardi?
- Progetti che hanno incontrato ostacoli?
- Procedure che si sono rivelate incompatibili con i tempi europei?
- Sono o non sono state accertate eventuali – ribadiamo eventuali – responsabilità amministrative?
- Attesa questa “rimodulazione”, a quando il completamento di queste opere?
- Quei 100 milioni del PNRR, o quota parte, destinati a quelle opere stralciate, che fine faranno?
- Che impatto ha ed avrà questa vicenda in termini temporali, di consegna cioè delle opere ai cittadini?
Un fatto è certo: le carte disponibili non lo dicono e le ipotesi possibili su questa necessità di dover stralciare queste opere possono essere le più disparate:
- tempi autorizzativi più lunghi del previsto;
- difficoltà progettuali;
- ritardi negli appalti;
- incremento dei costi;
- necessità di aggiornamenti progettuali;
- problemi nella disponibilità delle aree o degli immobili;
- oppure una combinazione di alcuni di questi fattori.
Allo stato, nessuna di queste spiegazioni può essere assunta come verità accertata in assenza di ulteriori atti che Cronache ha anche cercato senza fortuna.
Ma un elemento appare evidente.
Molti degli interventi interessati non riguardano semplici adeguamenti. Si tratta di nuove costruzioni, demolizioni e ricostruzioni, rifunzionalizzazioni integrali di edifici esistenti, recuperi di immobili da destinare a servizi sanitari territoriali.
Interventi complessi. Interventi che richiedono tempi lunghi. Interventi che potrebbero aver incontrato maggiori difficoltà nel rispettare le rigide scadenze imposte dal PNRR.
IL PARADOSSO DELLA SANITÀ TERRITORIALE
Per anni la politica ha presentato le Case della Comunità come il simbolo della nuova sanità di prossimità. La risposta alle liste d’attesa. La medicina vicina ai cittadini. La presa in carico dei pazienti cronici. L’alternativa a un sistema troppo concentrato sugli ospedali. Oggi scopriamo che proprio una quota significativa di quelle strutture è stata accompagnata fuori dal principale programma europeo che avrebbe dovuto finanziarle. Intendiamoci, non significa che non verranno realizzate. Significa però che il percorso originariamente previsto non è stato rispettato. Ed è un fatto.
E I SOLDI?
I 99 milioni di euro non spariscono, ovviamente, ma cambiano evidentemente tasca. Ed è questo l’aspetto più importante e meno discusso. La Regione sottolinea che le opere continueranno ad essere finanziate. E naturalmente non c’è ragione per non crederci. Ma attraverso il Programma Regionale FESR 2021-2027. Il problema è che i fondi FESR non sono una riserva inesauribile. Ogni euro utilizzato per coprire opere uscite dal PNRR è un euro che non potrà essere utilizzato per altri interventi. E qui emerge una domanda che finora nessuno sembra aver affrontato apertamente.
Quali programmi dovranno fare spazio a questi 99 milioni? Quali investimenti perderanno priorità? Quali opere saranno rinviate? Quali territori vedranno ridursi altre opportunità di finanziamento?
La Regione ha spiegato come rifinanziare le opere. Non ha ancora spiegato quale sarà il costo-opportunità di questa scelta.
LA QUESTIONE DELLE RESPONSABILITÀ
Sul piano giuridico non è possibile parlare automaticamente di danno erariale. Le opere risultano infatti rifinanziate e quindi non emerge, allo stato degli atti, una perdita diretta delle risorse. Ma il piano politico è diverso. Il PNRR non misura le intenzioni. Misura la capacità di programmare e realizzare. E se 35 opere devono uscire dal programma europeo per essere completate con altre risorse, è inevitabile interrogarsi sulla qualità della programmazione iniziale, sull’efficacia del monitoraggio e sulla capacità amministrativa dell’intero sistema. Le domande riguardano dunque, anche se indirettamente, il Governo, ma soprattutto la Regione. Riguardano le Aziende Sanitarie Locali. Riguardano le strutture tecniche. Riguardano i direttori generali chiamati a raggiungere gli obiettivi previsti.
E a risponderne?
Domande che assumono un peso ancora maggiore considerando che gran parte dei vertici delle aziende sanitarie campane è stata nel frattempo confermata nei rispettivi incarichi (nel caso di specie ad eccezione di Caserta). Ma rende ancora più legittimo chiedersi quali valutazioni siano state effettuate sui risultati concretamente raggiunti nell’attuazione della Missione Salute.
IL SILENZIO DELLA POLITICA
C’è infine una questione che riguarda tutti. Maggioranza e opposizione. Governo regionale e governo nazionale. Le opere sono state stralciate. Il Governo ha preso atto della rimodulazione. La Regione l’ha deliberata. Le nuove coperture finanziarie sono state individuate. Ma nessuno sembra chiedersi, o chiedere, perché si sia arrivati a questo punto. Nessuno sembra pretendere una ricostruzione dettagliata delle cause. Neppure i sindaci, neppure i più battaglieri. Nessuno sembra interrogarsi sul fatto che, a pochi mesi dalla conclusione del più grande programma di investimenti pubblici degli ultimi decenni, 35 opere della sanità territoriale abbiano dovuto cambiare strada. E tempi. E sulla salute i tempi sono tutto.











