La sorveglianza sulla presenza di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) nei prodotti alimentari in Italia è gravemente carente. Un nuovo rapporto pubblicato da Greenpeace Italia ha messo in luce come i monitoraggi siano rari e distribuiti in modo disomogeneo sul territorio nazionale, contravvenendo alle indicazioni fornite dall’Unione Europea per la tutela della salute pubblica.
L’indagine dell’organizzazione ambientalista è il risultato di una serie di richieste di accesso agli atti (FOIA) indirizzate al Ministero della Salute. L’obiettivo era ottenere un quadro chiaro dello stato di attuazione dei piani di controllo su queste sostanze chimiche, note anche come “inquinanti eterni” per la loro estrema persistenza nell’ambiente e la capacità di accumularsi negli organismi viventi.
I dati ottenuti da Greenpeace sono allarmanti non tanto per i livelli di contaminazione riscontrati, quanto per l’esiguità delle verifiche. Il Ministero ha fornito i risultati di soli 147 campionamenti effettuati nel corso del 2023 e appena 24 analisi relative ai primi mesi del 2024. In diverse regioni italiane, per il 2024 non è stato eseguito alcun tipo di accertamento, lasciando un vuoto di conoscenza inaccettabile.
Sebbene i pochi campioni analizzati nel 2024 non abbiano superato i limiti di legge fissati a livello comunitario, il dato relativo al 2023 è preoccupante: il 27% dei test ha infatti mostrato la presenza di tracce di PFAS. Questa percentuale è tutt’altro che trascurabile, poiché l’esposizione continua a queste sostanze, anche a basse dosi, è associata a seri rischi per la salute, tra cui problemi al sistema immunitario, disfunzioni tiroidee e un aumentato rischio di sviluppare alcune forme tumorali.
Il rapporto ha inoltre evidenziato una grave falla istituzionale. Nonostante le autorità europee, e in particolare l’Autorità per la sicurezza alimentare (EFSA), sollecitino da tempo gli Stati membri a fornire più dati per migliorare la valutazione del rischio, il Ministero della Salute italiano comunica solo una frazione minima delle informazioni raccolte. Questa mancanza di trasparenza impedisce una corretta valutazione del rischio a livello continentale.
Di fronte a questa inerzia, Greenpeace ha deciso di agire direttamente. L’associazione ha annunciato di aver inviato all’EFSA tutti i dati sulla presenza di PFAS negli alimenti ottenuti dalla Regione Veneto, bypassando il Ministero. Un gesto forte che sottolinea l’urgenza di un piano nazionale di monitoraggio capillare e trasparente per garantire la sicurezza di ciò che portiamo in tavola.














