Spalletti sulla strage Heysel: ‘Ricordare è un dovere’

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Cronache sport calcio
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In occasione del 39° anniversario della strage dell’Heysel, il commissario tecnico Luciano Spalletti ha affidato a una nota il suo personale ricordo di quella tragica serata del 29 maggio 1985. Poco prima della finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, a Bruxelles, persero la vita 39 persone, di cui 32 italiane, in una delle pagine più buie della storia del calcio.

Spalletti ha rievocato il momento in cui, a 26 anni, assistette impotente agli eventi in tv. “Rimasi immobile e attonito, come altri milioni di persone”, ha scritto il tecnico. Ha descritto la confusione iniziale e la difficoltà nel comprendere la reale portata della tragedia che si stava consumando allo stadio.

“Più passavano i minuti, più le immagini raccontarono la tragedia”, ha proseguito Spalletti. “Non sapevo che quelle immagini non sarebbero mai più uscite dalla mia testa”. Una testimonianza che sottolinea come l’evento abbia segnato un’intera generazione di sportivi e appassionati, lasciando una cicatrice indelebile nella memoria collettiva.

Il messaggio del commissario tecnico si è esteso oltre la rievocazione del dolore, offrendo una riflessione sui progressi compiuti da allora nel mondo del calcio. Ha riconosciuto che “molto è cambiato in termini di sicurezza”. L’introduzione di stadi più moderni, biglietti nominativi e sistemi di sorveglianza avanzati ha contribuito a ridurre significativamente i rischi per gli spettatori.

La violenza negli stadi, ha notato Spalletti, è diminuita rispetto agli anni Ottanta, un periodo segnato dal diffuso fenomeno degli hooligans. Tuttavia, il tecnico ha voluto lanciare un monito chiaro e deciso: “Il lavoro da fare è ancora tanto”. Un richiamo a non considerare vinta la battaglia contro la violenza e a non abbassare la guardia.

Per l’allenatore, commemorare assume un duplice e fondamentale valore. Da un lato, è “un dovere per il ricordo di chi perse la vita quella dannata sera”. Dall’altro, è un atto “necessario perché non dobbiamo mai smettere di combattere”, un invito a educare le nuove generazioni al rispetto dell’avversario e alla cultura sportiva.

La conclusione del suo pensiero è un appello contro chiunque strumentalizzi lo sport. “Non dobbiamo mai smettere di combattere chi vuole toglierci la felicità del calcio per far spazio alla violenza”. Un messaggio che, provenendo dalla guida della Nazionale, indica la via per un futuro in cui la passione per il gioco non sia mai più macchiata da simili tragedie.

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