NAPOLI – Una spirale di vecchie ruggini familiari, un rancore covato a lungo e infine esploso nella violenza più cieca. Il silenzio di una serata qualunque a Secondigliano è stato squarciato giovedì scorso, 9 aprile, da diversi colpi di pistola che hanno trasformato un dramma domestico in un tentato omicidio. All’interno di un’abitazione del quartiere della periferia nord di Napoli, un uomo è crollato a terra, gravemente ferito. A premere il grilletto, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato il figlio 41enne della sua compagna.
Il quadro che emerge dalle indagini, condotte con rapidità e precisione dalla Squadra Mobile di Napoli, è quello di un regolamento di conti maturato tra le mura di casa. La lite, scoppiata per motivi ancora al vaglio ma riconducibili a “vecchie ruggini”, è degenerata in pochi, drammatici istanti. Il 41enne, un napoletano con precedenti specifici per reati legati agli stupefacenti, avrebbe estratto una pistola e fatto fuoco contro il compagno della madre, per poi darsi alla fuga e far perdere le proprie tracce per ore, rendendosi di fatto irreperibile.
È scattata immediatamente una caccia all’uomo. Sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, e in particolare della IV Sezione Indagini – specializzata in violenza di genere e tutela delle fasce deboli – gli agenti della Mobile hanno avviato un’attività investigativa serrata. Incrociando testimonianze, analizzando le dinamiche familiari e ricostruendo i movimenti del fuggitivo, gli investigatori sono riusciti in meno di 24 ore a stringere il cerchio attorno al presunto responsabile.
La svolta è arrivata nella serata di venerdì 10 aprile. Su delega del Pubblico Ministero, che ha emesso un decreto di fermo ritenendo solidi e gravi gli indizi di colpevolezza raccolti, la Polizia di Stato ha rintracciato e bloccato il 41enne. Le accuse a suo carico sono pesantissime: tentato omicidio, porto e detenzione illegale di arma comune da sparo.
Una volta condotto in Questura, l’uomo è stato sottoposto a un lungo interrogatorio, durante il quale ha dovuto rispondere alle domande degli inquirenti, decisi a far piena luce sull’esatta dinamica e, soprattutto, sul movente che ha armato la sua mano. Successivamente, il fermo è stato presentato al Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Napoli per la convalida. Il GIP, valutando il quadro probatorio presentato dalla Procura, non solo ha convalidato il fermo ma ha anche disposto la misura cautelare più afflittiva: la custodia in carcere. Per il 41enne si sono quindi aperte le porte del penitenziario.
Mentre la vittima lotta per riprendersi dalle gravi ferite riportate, le indagini proseguono per definire ogni contorno di una vicenda che getta un’ombra cupa sui rapporti familiari. Va sottolineato, come da prassi giuridica, che la persona sottoposta a indagini preliminari è da ritenersi innocente fino a quando non interverrà una sentenza di condanna passata in giudicato. Tuttavia, il quadro indiziario raccolto in poche ore è stato giudicato sufficientemente grave da giustificare la detenzione in carcere.


















