Stellantis, Elkann smobilita: già venduti pezzi del ‘Vico’

di Anastasia Leonardo

NAPOLI – Altro che Pandina da produrre fino al 2027: nello stabilimento Stellantis di Pomigliano tira aria di smobilitazione, come del resto si è fatto scappare dalla bocca l’ad del gruppo Carlos Tavares. Dal 1° gennaio scorso due aree del ‘Vico’ non sono più di proprietà dello stabilimento campano: sono state messe in vendita e anche acquistate. Qualcuno sussurra che tra gli acquirenti ci sia addirittura Amazon, nonché un noto marchio di supermercati. Si tratta del cosiddetto “Centro Direzionale”, dove c’erano gli uffici del gruppo dirigente, e dell’area ex stoccaggio contenitori vuoti. “Aree non utilizzate già da una decina d’anni – conferma Gerardo Giannone (nel tondo), una delle tute blu del Vico – ma che dimostra una realtà di fatto: Stellantis uso lo stesso metodo in ogni stabilimento, in qualsiasi parte del mondo, vende ciò che non serve”. Circostanza, questa, che conferma i timori che da tempo circolano tra gli operai, e che la proprietà di certo non placa: John Elkann vuole dismettere tutto e investire all’estero, con buona pace dell’automotive e del made in Italy. Settore che, nonostante i dati delle borse (Fiat a febbraio consolida la sua posizione di leadership nelle vendite in Italia crescendo sia nel comparto vetture sia veicoli commerciali, con una quota complessiva del 13,4% pari a oltre 22.238 veicoli immatricolati in crescita del 16% rispetto all’analogo mese dello scorso anno e miglior risultato degli ultimi 12 mesi), tutti definiscono “in crisi”. E, capito l’andazzo, da tutti gli stabilimenti italiani e non solo del gruppo arrivano segnali di insofferenza. A Torino è stato appena proclamato uno sciopero unitario del comparto automotive, vale a dire di Stellantis e delle imprese dell’indotto, per chiedere la salvaguardia e il rilancio del settore. L’ultimo c’era stato 15 anni. Stessa cosa a Melfi, dove i sindacati hanno chiesto al governo di convocare le organizzazioni sindacali e Stellantis per fare chiarezza e per un sostegno che porti a maggiori certezze per il futuro. Certezze che si sgretolano a ogni centimetro di fabbrica dismesso.

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