Tav, le imprese: i 12 ‘perché’ al sì alla Torino-Lione

I motivi che portano le aziende a schierarsi a favore della realizzazione della struttura, trait d'union con l'Europa

Foto LaPresse/Giordan Ambrico

TORINO (LaPresse) – Dodici punti per 12 sigle datoriali. Le associazioni delle imprese riunite a Torino a favore del Tav hanno stilato e siglato un manifesto di 12 ‘perché’ sulla necessità di dire ‘sì alla Torino-Lione.

Tav, i motivi del sì

1) Perché vogliamo e sogniamo un’Italia protagonista, forte e competitiva. Con un ruolo centrale e non periferico in Europa e nel mondo.

2) Perché puntiamo ad una società inclusiva, grazie anche a infrastrutture che riducono la marginalità, che avvicinano e integrano territori e comunità, economie e persone, a livello nazionale, europeo e globale.

3) Perché mentre altri grandi Paesi realizzano ambiziosi obiettivi economici e politici investendo significativamente sulle grandi reti infrastrutturali, l’Italia non può danneggiare se stessa e l’Europa. Mettendo in discussione un disegno di rete comune condiviso e finanziato da tutti gli Stati membri e dalle istituzioni comunitarie, dopo decenni di confronto, verifica e selezione delle priorità.

4) Perché una rete Infrastrutturale Europea non è tale senza tutti i corridoi in cui essa si articola. E, senza la Torino-Lione, non esisterebbe il corridoio mediterraneo, che collega l’Europa dalla Spagna all’Ungheria al di qua delle Alpi, per il quale l’Italia si è battuta con vigore per evitare l’isolamento e la marginalizzazione di tutto il nostro Paese.

Le imprese puntano alla realizzazione della Torino-Lione

5) Perché la quota di finanziamento più rilevante per coprire il costo della sezione transfrontaliera sarà a carico dell’Unione Europea, disposta ad aumentare il proprio contributo dall’attuale 40% al 50%. E quella a carico dello Stato Italiano è già stata tutta impegnata programmaticamente e non avrebbe impatti negativi sui saldi di finanza pubblica.

6) Perché, a conti fatti, completare la Torino-Lione costerebbe meno che non realizzarla, a causa della restituzione dei finanziamenti ricevuti, della perdita di opere già realizzate non più utilizzabili, dei costi della rescissione di contratti già sottoscritti e di quelli per la messa in sicurezza, il ripristino del territorio allo status quo ante e l’adeguamento, comunque parziale e insufficiente, dell’attuale Linea Ferroviaria Storica rispetto agli standard europei.

7) Perché, senza la Torino-Lione il trasporto di merci su tutto il versante Ovest dell’Arco alpino diventerebbe meno competitivo e più costoso. Con impatti negativi sugli scambi con tutti i Paesi collegati dal corridoio mediterraneo (Francia, Spagna, Portogallo, Isole Britanniche, Belgio e Lussemburgo). Attualmente pari a 205 miliardi di euro (di cui 81 miliardi solo con la Francia).

8) Perché al 2030 si ridurrebbe il transito stradale di quasi 1.000.000 veicoli pesanti l’anno. Con una riduzione di emissioni inquinanti stimate in 3 milioni di tonnellate equivalenti di CO2, pari a quelle di una città di 300.000 abitanti.

Un trait d’union con l’Europa

9) Perché l’entrata in funzione della Torino-Lione è in grado di avvicinare l’Italia all’Europa. Collegando Milano a Parigi in 4 ore e mezza, a Barcellona in 6 ore, a Londra in 7 ore, con importanti impatti positivi per tutta la filiera turistica.

10) Perché il progetto, nel periodo più intenso di costruzione 2020-2027, può stimolare, direttamente e indirettamente, una crescita economica di 11,3 miliardi di euro che, al netto dei costi di investimento, equivale a quasi 1 miliardo l’anno, con un’occupazione aggiuntiva di circa 5.000 unità l’anno.

11) Perché infrastrutture come la Torino-Lione, ampiamente dibattute con i territori e le comunità interessate, per i loro contenuti di tecnologia e innovazione, di efficienza e sicurezza, sono investimenti in grado di generare crescita e occupazione nel medio lungo periodo, aumentando la produttività totale dell’intera economia nazionale e il benessere della collettività.

12) Perché di tutto questo è convinta la maggioranza del Paese, che per quasi il 60% è favorevole alla Torino-Lione e alle altre grandi opere strategiche.

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