Temperature alte, agricoltura a rischio

Preoccupa anche la scarsa quantità di neve, stimati danni per 6 miliardi

NAPOLI – Con il caldo anomalo di inizio inverno a preoccupare è il rischio siccità soprattutto sull’Italia centro-meridionale, dove stanno emergendo i primi sintomi di stress idrico che, accompagnati alla scarsità di neve in diversi settori dell’arco alpino e su gran parte della dorsale appenninica, fanno scattare un campanello d’allarme. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell’andamento climatico segnato da alte temperature e scarsità di precipitazioni. La situazione è difficile a macchia di leopardo lungo tutta la Penisola a partire dalla Sicilia dove le precipitazioni – sottolinea la Coldiretti – sono state le piu’ scarse da oltre cento anni nel secondo semestre dell’anno secondo il Servizio informativo agrometeorologico regionale che evidenzia come le province di Agrigento, Enna e Caltanissetta sono quelle che risultano penalizzate con soli 2 o massimo 4 giorni piovosi nel mese di dicembre, ma in difficoltà sono tutte le province. Gli effetti si fanno sentire con le arance che – precisa la Coldiretti – sono piu’ piccole, gli ortaggi in sofferenza mentre salgono i costi per acquistare il fieno per alimentare gli animali. Un danno per l’agricoltura – continua la Coldiretti – con la mancanza di neve che impedisce di creare le scorte idriche necessarie alle produzioni mentre se non arriva il freddo le popolazioni di insetti, che causano danni alle colture, potrebbero sopravvivere e svernare per attaccare i raccolti nella prossima primavera. Le premesse sembrano dunque avvalorare nelle campagne l’antico detto “anno bisesto anno funesto”, peraltro dopo un 2023 bollente ma segnato in Italia anche da una media di 9 eventi estremi al giorno con oltre 6 miliardi di danni all’agricoltura nazionale tra coltivazioni e infrastrutture con grandinate, trombe d’aria, bombe d’acqua, ondate di calore e tempeste di vento. n realtà siamo di fronte negli ultimi anni – sottolinea la Coldiretti – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo con effetti devastanti. Non è un caso che il 2023 si appresta ad essere classificato ai vertici della classifica degli anni più roventi negli ultimi due secoli che si concentra in Italia peraltro nell’ultimo decennio e comprende fino ad ora nell’ordine secondo l’analisi della Coldiretti il 2022 il 2018, il 2015, il 2014, il 2019 e il 2020.
“L’agricoltura italiana – sostiene Prandini – è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma è anche il settore più impegnato per contrastarli”. “Un obiettivo che – continua Prandini – richiede un impegno delle Istituzioni per accompagnare innovazione dall’agricoltura 4.0 con droni, robot e satelliti fino alla nuova genetica green no ogm”. “Servono – conclude Prandini – investimenti per la manutenzione, risparmio, recupero e regimazione delle acque con un sistema diffuso di piccoli invasi che possano raccogliere l’acqua in eccesso per poi distribuirla nel momento del bisogno”. Il moltiplicarsi di eventi estremi lungo la Penisola hanno provocato nel corso del 2023 oltre 6 miliardi di danni all’agricoltura nazionale tra coltivazioni e infrastrutture con grandinate, trombe d’aria, bombe d’acqua, ondate di calore e tempeste di vento. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare le rilevazioni dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente che hanno evidenziato il verificarsi di ben 378 eventi estremi nel 2023, in aumento del 22% rispetto al 2022. “L’anno che è appena terminato – sottolinea la Coldiretti – è stato segnato in Italia prima da una grave siccità che ha compromesso le coltivazioni in campo e poi per alcuni mesi dal moltiplicarsi di eventi meteo estremi, precipitazioni abbondanti che si sono alternati al caldo torrido al quale ha fatto seguito un autunno mite ma con violenti nubifragi che hanno devastato città e campagne, per finire con un inizio inverno bollente che ha mandato in tilt la natura”. “Il risultato – precisa la Coldiretti – è il crollo dei raccolti nazionali che mette a rischio gli alimenti base della dieta mediterranea con riduzioni che vanno dal 20% per il vino al 30% per le pesche e nettarine e del 63% per le pere ma ad essere praticamente dimezzato è anche il raccolto di miele con le api che sono vere e proprie sentinelle dello stato di salute dell’ambiente”. “Siamo di fronte – sottolinea la Coldiretti – ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal caldo al maltempo con effetti devastanti come dimostrano le alluvioni in Romagna e in Toscana, con frane e allagamenti”. “La mancanza di neve impedisce di creare le scorte idriche necessarie all’agricoltura ma a causa del vento caldo e secco, che soffia su boschi e pascoli asciutti da settimane senza pioggia, si moltiplicano anche – rileva la Coldiretti – gli incendi anche per l’azione dei piromani, contro i quali si invita a vigilare”. Le festività al caldo con temperature superiori anche di 10 gradi conferma la decisa tendenza al surriscaldamento della Penisola con effetti climatici e produttivi.

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