Un mazzo di carte e il grazie dello Stato: l’ultimo saluto a De Mita

(foto quirinale)
(foto quirinale)

NAPOLI – Si può essere stati potenti, ricchi, aver avuto vite non straordinarie, modeste, oppure aver segnato pagine indelebili di storia. Alla fine ciò che resta davvero sono i gesti semplici, i momenti intimi e l’amore che ci circonda. Vale per tutti. Anche per Ciriaco De Mita, morto all’alba di giovedì, a 94 anni, dopo averne dedicati 70 e più all’attività politica, arrivando fino a diventare il capo della Democrazia Cristiana e, contemporaneamente, il Presidente del Consiglio. Il gesto più toccante nel giorno dei suoi funerali lo ha fatto una delle figlie, Simona, che ha voluto che nella bara venisse inserito un mazzo di carte napoletane. Uno di quelli da cui De Mita non si separava mai e con il quale ha vissuto innumerevoli momenti circondato dai suoi affetti. L’amore, davanti a tutto. Poi c’è tutto il resto. E nel caso di De Mita è molto, moltissimo.

Ciriaco De Mita

I suoi funerali si sono tenuti ieri pomeriggio, nella basilica di Sant’Amato a Nusco, il paese di De Mita, del quale è stato sindaco fino alla morte. Alla presenza del gotha del mondo politico di ieri e di oggi. Con seduto in chiesa a salutare la moglie Anna Maria e gli altri parenti affranti, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella,al quale De Mita affidò la ricostruzione della Dc a Palermo. Ad officiare la cerimonia l’arcivescovo Pasquale Cascio: “Fino alla fine, De Mita ha usato la sua stupenda intelligenza, questa intelligenza che ha cercato, ha prodotto, ha offerto e ha proposto, e che ora è quieta nella contemplazione. Mi diceva sempre ‘che devo fare, le gambe non funzionano ma questa’, la sua testa, ‘funziona sempre’. Ha servito l’Italia come uomo politico, come uomo di Stato, con dentro al cuore la fede che questa comunità gli ha trasmesso”. Poi le parole del figlio dell’ex premier, Giuseppe: “Ringrazio il presidente della Repubblica Mattarella per essere qui. Questo dimostra l’opera di statista che hai svolto per tutta la vita e per tutta la gente comune e per il nostro Paese. Hai finito – ha detto rivolgendosi idealmente al padre – la tua vita svolgendo l’attività che più ti è piaciuta, con incredibile costanza e rara e raffinata intelligenza. Ho tre figli adolescenti e spiego sempre a loro chi sei stato ma conosceranno la grandezza più avanti nella vita. La grandezza e la raffinatezza del tuo pensiero. Papà stai tranquillo, non ci lasci da soli ma con un orgoglio incredibile e con una mamma meravigliosa. Ci hai sempre detto che non ci può essere futuro senza memoria”. E sicuramente a ricordarlo ci sarà la comunità di Nusco, che ha applaudito l’uscita del feretro e ha seguito su un maxischermo allestito per l’occasione l’intera cerimonia. Hanno parlato, ed è giusto così, le persone che lo hanno accompagnato per una vita intera. Oltre ai figli, anche la sua scorta. “Quanti anni trascorsi insieme dal 1982 fino ad oggi. Perché Sandro, Carmine, Ilario e io non abbiamo mai smesso nel nostro cuore di essere i carabinieri della sua scorta”, ha detto Paolo Buratta, membro della scorta dell’ex premier – Noi siamo i testimoni della sua umanità e della sua normalità. Quando nel 1994 finì il nostro servizio lei ci ringraziò con un articolo pubblicato su un grande giornale. La sua gratitudine la vogliamo ricambiare oggi e noi le diciamo grazie. E buon viaggio presidente”. Una vita lunga, intensa, nel cuore dello Stato, al centro della scena, quella di De Mita. La Storia darà i suoi giudizi su ciò che è stato. A salutarlo, ieri, amici ed avversari. Ma, e questo conta di più, chi lo ha amato a riflettori spenti.

Nusco ancora una volta capitale della politica

I democristiani di ieri e di oggi, gli uomini di Stato e del mondo politico che lo hanno accompagnato e quelli con i quali si è scontrato. A salutare Ciriaco De Mita nel giorno dell’addio c’erano tutti. Gli amici di sempre, come Giuseppe Gargani, quelli con qui ha condiviso il tentativo di rispolverare la Balena Bianca, come Gianfranco Rotondi e Pier Ferdinando Casini. C’era chi è stato avversario e poi alleato, come il governatore della Campania, Vincenzo De Luca. C’era il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, al quale De Mita non aveva risparmiato stoccate e che un tempo rappresentava l’antitesi della Dc, da leader populista, e che oggi quell’antitesi la rappresenta decisamente molto meno, anzi per niente. E ancora il sindaco di Benevento Clemente Mastella, con il quale l’ex leader democristiano ha avuto un rapporto altalenante ma affettuoso e che a De Mita deve molto per quanto riguarda l’inizio della sua scalata politica e professionale, l’ex ministro Angelino Alfano, il magistrato Catello Maresca e tanti vecchi amici democristiani come Gerardo Bianco, Nicola Mancino e Ortensio Zecchino. Questi ultimi erano fedelissimi del cerchio magico ai tempi in cui De Mita era l’uomo più potente d’Italia. Ha voluto esserci anche il presidente di Italia Viva, Ettore Rosato, vicepresidente della Camera dei deputati. Una sfilata di big, naturalmente ‘capitanata’ dal Capo dello Stato Sergio Mattarella, democristiano vero e in parte ‘allievo’ del politico irpino. Nusco, ancora una volta, capitale della politica, come spesso è avvenuto negli ultimi 70 anni. Capitale, senza De Mita, forse per l’ultima volta.

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