Vaccini, superate 12 mln di dosi: per anziani e fragili arriva l’ordinanza di Figliuolo

Foto Roberto Monaldo / LaPresse Nella foto Francesco Paolo Figliuolo

ROMA – Con oltre 12 milioni di dosi somministrate, la campagna anti-Covid procede e tenta il cambio di marcia: le Regioni, alcune meglio, altre peggio, spingono sull’acceleratore con l’obiettivo di raddoppiare, almeno, le vaccinazioni giornaliere, entro fine aprile. Quella è la data fissata dal commissario Francesco Paolo Figliuolo per arrivare a somministrare mezzo milione di dosi al giorno: ma il traguardo, prioritario anche per l’esecutivo, è ancora lontano e i tempi stringono.

Il generale Figliuolo, oggi in Emilia Romagna, continua a viaggiare con il capo della protezione civile Fabrizio Curcio, visitando gli hub di tutta Italia per superare, in collaborazione con le regioni, le criticità che rallentano il passo sulla campagna che rappresenta l’unica vera chiave per uscire dal tunnel della pandemia.

Immunizzare il maggior numero di persone nel minore tempo possibile è l’imperativo con attenzione massima su anziani e categorie fragili. Quasi il 70% degli over 80 italiani ha ricevuto almeno una dose di vaccino, ma restano differenze profonde tra le regioni e tra le diverse aree del Paese: nelle città si procede meglio, nelle zone montane le difficoltà aumentano.

Si vuole completare in tempi rapidi l’immunizzazione delle persone che per età e condizioni fisiche rischiano di più, perché solo così si potrà pensare alle prime strategie di riapertura. A questo punta l’ordinanza del generale Figliuolo sulla priorità assoluta da dare ad anziani e fragili in questa fase della campagna vaccinale. Per il resto si attendono le fiale, in particolare quelle di Johnson & Johnson, il siero monodose che dovrebbe sbarcare a breve in Italia con un primo carico.

Restano due grandi incognite: da una parte quella delle consegne, dall’altra quella legata ai timori sul vaccino AstraZeneca, che dopo settimane di stop and go viene ora somministrato, ‘preferibilmente’, agli over 60. Sul punto l’Europa continua a procedere in ordine sparso, con Paesi che usano il siero anglo-svedese senza limitazioni e Paesi che invece hanno imposto una serie di paletti, che cambiano da Stato a Stato.

La frammentazione di certo non contribuisce a dare sicurezza, mentre “molto aiuterebbe se ci fosse una posizione univoca a livello europeo”, evidenzia il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, che aggiunge lapidario: “La disomogeneità e la mancanza di coesione e uniformità negli interventi a livello europeo e stato il problema maggiore di questa pandemia”.(LaPresse)

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