Camorra casertana, pizzo conteso tra Schiavone e Zagaria

CASERTA – Giovanni Della Corte mandò un suo uomo a chiedere la tangente ad una ditta che operava nella zona nel settore dei rifiuti. Ma qualcuno a nome di ‘Carminuccio’ aveva già chiesto i soldi, anticipando la cosca. Per la Dda, gli Schiavone furono anticipati dagli Zagaria perché per la Procura antimafia, quel ‘Carminuccio’ era Carmine Zagaria. E’ quanto emerge dall’inchiesta che ieri mattina ha portato in carcere 39 persone del clan Bidognetti e del clan Schiavone. Carmine Zagaria, fratello del capoclan Michele, nell’inchiesta non è indagato ma il suo nome compare a proposito della frizione che si creò tra gli Schiavone e gli Zagaria. Dall’inchiesta non emerge l’effettiva intromissione degli Zagaria nella vicenda estorsiva di cui Della Corte parla. Emerge però che Carmine Zagaria fu chiamato in causa per sistemare ma non intervenne.

Tanto che Della Corte per provare a sistemare la questione si rivolse, si legge negli atti dell’inchiesta, ad un uomo molto legato ad Antonio Schiavone, suo omonimo, fratello di Francesco Schiavone Sandokan. Anzi, Carmine Zagaria negò che qualcuno avesse chiesto soldi per suo conto. E’ anche emerso che la cosca degli Schiavone avrebbe consegnato ai familiari di Vincenzo Zagaria, 65enne ergastolano, 5mila euro. Stessa cifra ad un non meglio identificato Carmine Zagaria. Lo storico esponente della cosca dei Casalesi fu arrestato il 23 aprile del 1996; dopo 23 anni ricevette un permesso il 13 dicembre del 2019.

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