Italia: l’enorme spreco ambientale del gioco d’azzardo

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Gioco inquinante
Gioco inquinante

Il dibattito sul gioco d’azzardo si è sempre concentrato sui suoi devastanti impatti economici e sociali, ma ha trascurato una terza, critica dimensione: quella ambientale. La spesa annuale degli italiani nel settore, che ha raggiunto i 100 miliardi di euro per la sola parte legale, non si traduce solo in una colossale perdita di denaro, ma anche in un’enorme produzione di rifiuti speciali difficili da smaltire. Si configura così un triplice spreco: di risorse economiche, di tempo e, soprattutto, di preziose risorse naturali.

Il cuore del problema risiede nella materialità di prodotti come i ‘Gratta e Vinci’ e i biglietti delle lotterie. Questi non sono semplice carta. La loro composizione è un mix complesso di cellulosa, strati di patinatura plastica, inchiostri metallici e vernici protettive. Tale natura composita li rende di fatto non riciclabili attraverso i normali canali della raccolta differenziata della carta e del cartone. Di conseguenza, la quasi totalità di questi biglietti finisce la sua breve vita negli inceneritori o nelle discariche, contribuendo all’inquinamento del suolo e dell’aria.

Le dimensioni del fenomeno sono allarmanti. Stimando un costo medio per biglietto, la spesa complessiva si traduce in miliardi di singoli ‘Gratta e Vinci’ stampati, venduti e gettati ogni anno. Si calcola che questo flusso generi oltre 40.000 tonnellate di rifiuti compositi all’anno solo in Italia, un peso equivalente a quello di circa 200 balenottere azzurre. Una montagna di scarti prodotta da un’industria che ha basato il suo modello su un consumo ‘usa e getta’ ad altissimo impatto.

Oltre ai rifiuti fisici, si deve considerare il consumo energetico. Le migliaia di terminali per le videolotterie (VLT) e le sale scommesse sparse sul territorio nazionale sono apparecchiature energivore, spesso attive 24 ore su 24. A questo si aggiunge l’energia richiesta dai server che gestiscono le piattaforme di scommesse online, un settore in continua crescita. Questo consumo costante di elettricità si traduce in una significativa impronta di carbonio, un costo invisibile ma reale per il pianeta.

A questo quadro si aggiunge il mercato illegale, un’industria sommersa da 9 miliardi di euro l’anno gestita dalla criminalità organizzata. Anche se è impossibile tracciarne con precisione l’impatto, è logico presumere che operi con un’attenzione all’ambiente ancora minore, amplificando ulteriormente il problema.

È diventato dunque urgente affrontare il gioco d’azzardo anche come una questione ecologica. Sarà necessario promuovere una transizione verso alternative a minor impatto, come il gioco esclusivamente digitale o l’adozione di materiali certificati e completamente riciclabili. La consapevolezza di questo spreco ambientale rappresenta il primo passo per richiedere un cambiamento a un’industria che finora ha prosperato sull’illusione di una vincita facile, lasciando dietro di sé una perdita certa per tutti: quella ambientale.

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