Il lavoro di cura e domestico non retribuito, svolto in larga parte dalle donne, rappresenta un pilastro nascosto dell’economia. Secondo le stime basate su dati ISTAT, questo impegno genera un valore pari a circa il 26% del Prodotto Interno Lordo nazionale. Senza questo apporto, di fatto, l’intero sistema economico italiano si troverebbe in una situazione di profonda crisi.
Dal punto di vista economico, è possibile quantificare il valore di queste mansioni utilizzando il “costo di sostituzione”. Se una persona dedicasse dalle 4 alle 6 ore al giorno ad attività domestiche e di assistenza, il suo contributo mensile potrebbe facilmente raggiungere un valore di diverse centinaia o migliaia di euro, a seconda dei compiti specifici considerati.
In molti Paesi, soprattutto nel Nord Europa e in America, si è aperta una discussione sulla possibilità di riconoscere formalmente il lavoro domestico e di retribuirlo con una forma di salario minimo. L’obiettivo è far emergere un’economia oggi quasi completamente sommersa.
Una ricerca di Oxfam ha stimato che se le donne americane ricevessero un mini-stipendio per queste mansioni, guadagnerebbero complessivamente circa 1.500 miliardi di dollari all’anno. Già nel 2015 Melinda Gates aveva lanciato un appello su questo tema, presentando un dato emblematico: se tutte le donne che si occupano di lavoro domestico e assistenza ai familiari formassero una nazione, questa sarebbe la quarta economia del mondo.
Alcuni Stati hanno già introdotto sistemi che riconoscono un valore economico al lavoro di cura familiare. In Germania e Francia, ad esempio, esistono forme di sostegno economico, contributi pensionistici o indennità per chi si prende cura dei figli o di familiari non autosufficienti. In Norvegia e altri Paesi nordici, sono stati introdotti sussidi per le famiglie che scelgono di accudire i figli a casa, mentre nel Regno Unito è previsto un supporto economico per chi assiste familiari con disabilità.
Una prima soluzione per riconoscere il valore del lavoro domestico consiste nel potenziare i servizi di supporto alle famiglie. Si tratta di garantire asili nido accessibili, incentivare i congedi parentali per i padri, e fornire assistenza a domicilio per gli anziani. Questi servizi rappresentano una forma di ricompensa indiretta e un passo fondamentale per alleggerire il carico che grava quasi esclusivamente sulle donne.
Una seconda via, ancora più diretta, chiama in causa una maggiore partecipazione da parte degli uomini. La proposta è netta: o una condivisione equa dei compiti e delle responsabilità domestiche, oppure un contributo economico diretto, una sorta di stipendio, per la partner che si fa carico della gestione della casa. Si tratta di passare da un riconoscimento puramente teorico a un’azione concreta che valorizzi questo impegno fondamentale.













